Il lutto
Truffa all’Europa: si complica il ruolo del commercialista
Testimonianza choc dell’ex amministratore della Polaris: «Non ho mai fatto richiesta di fondi, la mia firma è falsa»
CARRARA
Lui, l’amministratore della Polaris Sas, società di progettazione software e certificazioni Iso 9000, della richiesta di quei fondi pubblici europei non ne sapeva nulla. E, non solo, ieri sul banco dei testimoni ha dichiarato che le firme sugli assegni girati, e incassati, non erano sue. Che la società Polaris era inattiva da anni (almeno cinque da quando sono avvenuti i fatti) e, soprattutto, che il commercialista PaoloStrano ne era socio occulto, con Riccardo Nobile come prestanome.
E’ stata una testimonianza importante quella dell’ex amministratore della Polaris Sas Claudio Bruno, nell’ambito del processo per la presunta truffa sui fondi europei per la quale sono imputati il commercialista Paolo Strano e l'orefice, titolare di una ditta di preziosi, Paolo Brunicardi. Secondo l'accusa i due avrebbero percepito 117mila euro di fondi europei, messi a disposizione per incentivare le imprese artigiane "depresse", quelle inserite nella zona a Obiettivo 2. Presentando, allegata alla domanda, una documentazione rivelatasi poi non veritiera. Nel mirino delle Fiamme Gialle sono finite, in particolare 2 fatture da 42mila euro pagate dal gioielliere alla ditta di consulenza Polaris (risultata inattiva ormai da anni) con assegni, girati, e poi incassati dallo stesso Paolo Strano.
La vicenda risale al 2007. Il commercialista Paolo Strano - assistito dal legale Luca Pietrini - e il titolare della Brunicardi Preziosi (in via Nazario Sauro a Marina) - difeso dall'avvocato Fatigante - sono sotto accusa per truffa aggravata per l'ottenimento di erogazioni pubbliche: quei 117mila euro, cioè, messi a disposizione da Artigiancredito Toscano (con le misure 1-2 del dal 2000 al 2006) per investimenti «produttivi e ambientali» delle imprese del settore artigiano. Parte civile è la Regione Toscana (assistita dall'avvocato Pegazzano): che si è considerata danneggiata dalla vicenda stessa che, di fatto, ha tratto in inganno anche il suo ente erogatore del finanziamento. Ieri mattina, davanti al giudice Ferri e al pm Rossella Soffio, è stato sentito l’amministratore della Polaris. Attraverso la sua articolata deposizione è emerso che la società di cui era amministratore era inattiva dal 2001. «Avevo detto più volte a Paolo Strano di andare dal notaio per la cessazione definitiva, ma non si è mai presentato agli appuntamenti»: ha detto in aula l’amministratore Bruno. Poi, incalzato dalle domande del pubblico ministero ha ricordato che: «Il timbro e la carta intestata della Polaris erano rimasti a Strano, lui era entrato nella società, di cui prima era commercialista nel 1998, prima aveva delle quote sua moglie, poi è entrato come socio occulto con un prestanome».
Davanti alle firme sugli assegni l’amministratore della Polaris le ha disconosciute: «Io non sapevo nulla della storia dei finanziamenti, l’ho scoperto quando è venuta da me la Guardia di Finanza, che si stava occupando delle indagini».
Il processo, dopo aver esaurito i testi della pubblica accusa, è stato quindi aggiornato al prossimo 20 marzo: in quell’occasione sarà ascoltato anche il commercialista PaoloStrano che attualmente si trova in carcere per un altro reato.
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