Attenzione
Molestie dentro la scuola, educatore condannato
Un anno e sei mesi a un sessantenne per aver tentato di baciare un’alunna e per averne importunata un’altra. Entrambe le ragazze erano minorenni
MASSA. Una brutta storia che vede protagonisti due ragazzine e un educatore. Una storia che, dal convitto dell’istituto alberghiero, finisce nella aule di tribunale. E si conclude - almeno in attesa dell’appello - con la condanna ad un anno e sei mesi di Luigi Menchini, accusato di atti sessuali nei confronti di due studentesse, all’epoca dei fatti minorenni.
Le due storie finirono in presidenza e fu il dirigente scolastico di allora (Paolo Battaglini) ad avvisare l’ufficio scolastico. Attivando così l’iter che ha portato alla denuncia e quindi al processo. L’accusa contesta, in realtà, due distinti episodi. L’educatore, ora in pensione, avrebbe tentato di tirare a sè e di baciare una delle due ragazzine. All’altra, invece, avrebbe fatto notare - così è emerso in un’udienza - che dai pantaloni le si vedevano le mutandine, le avrebbe poste domande sulla biancheria, poi avrebbe allungato le mani. Il tentato bacio, il primo episodio confidato, risale - secondo la ricostruzione in aula - al 21 maggio del 2008. E proprio la scelta dell’alunna, allora quindicenne, di farsi avanti e raccontare l’accaduto avrebbe motivato una seconda studentessa, di un anno più grande a raccontare di essere stata oggetto, giorni prima, di “particolari attenzioni”. In aula, durante il processo, sono state sentite anche le educatrici cui le alunne riferirono l’accaduto. L’istitutrice in servizio la sera del 21 maggio, ascoltata dal pubblico ministero Federico Manotti (ieri sostituito da Vito Bertoni) raccontò ai giudici che la ragazza era stata autorizzata a spostarsi dall’ala femminile del convitto al corridoio: voleva tenere d’occhio il cortile per vedere rientrare un’amica, uscita con i genitori. La ragazzina avrebbe poi riferito all’istitutrice che, durante uno di quegli spostamenti, sarebbe stata chiamata dall’educatore nella sala della direzione: l’uomo le avrebbe consegnato alcune foto di una gita e avrebbe poi tentato di tirarla a sè e baciarla. Il giorno dopo la storia finisce in presidenza e mentre i genitori della prima ragazza parlano con il preside si fa avanti un’altra alunna. E spiega delle osservazioni sulla biancheria e della mani allungate. L’intero istituto rimane sconcertato: l’uomo lavora lì da anni, è conosciuto come persona seria e affidabile.
A febbraio dello scorso anno si apre il processo: non vi sono testimoni oculari. I giudici, però, ritengono affidabili le due ragazzine, si convincono che dicono la verità.
E ieri il collegio, composto da Maria Cristina Failla (presidente), Antonia Aracri e Antonella Dragotto, condanna ad un anno e sei mesi l’ex educatore. L’uomo si è sempre dichiarato innocente, ha sempre negato di aver importunato le due ragazzine e ha sempre sottolineato di avere alle spalle anni di onorata carriera: neanche una voce sul suo conto.
Ora non è escluso che il suo avvocato, Pier Paolo Rustighi, decida di ricorrere in appello.
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