Attenzione
Lapideo, il settore regge il mercato e riesce ad assumere
Il bilancio tutto sommato soddisfacente emerge nello studio della congiuntura promosso dalla Imm
CARRARA. Il distretto apuo-versiliese ha retto alla crisi economica del 2011 e lo ha fatto meglio del resto delle aziende del Paese che operano nel lapideo: lo dicono i risultati dello studio "Il settore lapideo italiano: congiuntura 2011 e prospettive 2012". La ricerca, presentata ieri nella sede dell'Internazionale marmi e macchine, è il frutto di una ricerca condotta su 356 aziende italiane di cui 126 dislocate tra le province di Massa-Carrara, La Spezia e Lucca.
Si tratta di imprese per lo più medio-piccole, con un fatturato medio di 1.671.000 euro che operano nel comparto della pietra a 360°, quindi non solo lapideo ma anche su macchinari, tecnologie e settori collaterali, come abrasivi, utensili e spedizioni. In media, su scala nazionale, oltre il 22 per cento delle aziende ha dichiarato per il 2011 un aumento del fatturato rispetto all'anno precedente, mentre a livello locale registrano questo incremento il 27,2 per cento delle ditte del lapideo, il 30.4 per cento di quelle che operano in settori collaterali e il 45 per cento di quelle che producono macchinari e tecnologie.
«"E' un andamento moderatamente positivo, soprattutto considerato il momento», ha commentato il direttore di Imm Paris Mazzanti, evidenziano come le performance delle aziende apuoversiliesi siano superiori alla media nazionale del comparto. Gran parte del merito della crescita del fatturato, evidenzia la ricerca condotta da Manuela Gussoni, dell'ufficio studi di Imm, è da attribuire alla domanda estera che ha tenuto nonostante l'impatto negativo delle rivoluzioni che hanno attraversato il Nord Africa (meta tradizionale dell'export del lapideo) mentre le cifre sulle vendite in Italia indicano una flessione generalizzata. In particolare, tra le aziende del distretto apuo-versiliese, a fronte di un 42,9% di imprese che denuncia una flessione nelle vendite all'estero, il 23,5% è rimasta sul livelli analoghi a quelli del 2010 mentre il 33,7% ha aumentato le esportazioni.
«Le nostre aziende prima di altre hanno saputo rivolgersi a mercati nuovi, diversi da quelli tradizionali più colpiti dalla crisi», ha osservato Giuseppe Baccioli, presidente di Assindustria Massa-Carrara, che ha partecipato alla presentazione dello studio. Confortanti anche i numeri relativi al mercato del lavoro: su scala nazionale il 18 per cento delle aziende ha effettuato almeno una nuova assunzione, mentre a livello locale, il 22% delle ditte del lapideo, il 21% cento di quelle dei settori collaterali e addirittura il 33,33 per cento di quelle dei macchinari e delle tecnologie dichiarano di aver siglato almeno un nuovo contratto. Ancora numeri positivi sul fronte dell'innovazione con il 63% cento delle aziende che ha introdotto novità su prodotti e/o servizi ne corso del triennio 2009-2011 anche se su questo fronte il nostro territorio perde il confronto, con una presenza di "imprese innovative" inferiore al resto del Paese: un dato confermato dall'analisi degli investimenti su ricerca e sviluppo, che per le ditte locali è quasi sempre inferiore rispetto al resto d'Italia.
Il livello generale degli investimenti, dicono da Imm, è una delle voci che più ha sofferto la crisi e registra una flessione inequivocabile, anche se in questo caso il distretto apuo-versiliese ha tagliato meno del resto del Paese. E se dal 2011 esce un quadro tutto sommato confortante, decisamente più negativa è la prospettiva sul 2012: il 90% cento delle aziende non prevede aumenti di produzione per il settore nel primo semestre del 2012, e circa la metà si aspetta una riduzione. Nel nostro distretto il 37,3% delle ditte si attende una flessione del comparto, il 44,9% un andamento stazionario e solo il 17,8 per cento un aumento della produzione, con una visione più ottimistica rispetto al resto del Paese. Anche sull'occupazione lo sguardo a breve termine è negativo, con la stragrande maggioranza delle aziende (l'82,8% cento di quelle locali e il 78,1% di quelle nazionali) che si dichiara intenzionata a non assumere.
Cinzia Chiappini
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