Il dolore
La ditta di Giorgio sceglie il silenzio
Chiusa nel dolore la Oreste Manna di Eboli per la scomparsa del 22enne bulgaro ustionato dallo scoppio del metanodotto
TRESANA
È chiusa nel dolore e preferisce non commentare la morte del giovanissimo dipendente, la ditta “Oreste Manna srl” di Eboli (Salerno).
Ha voluto il silenzio sin dal primo momento, scelta ribadita dopo il decesso di Georgi Dimitrov, nato 22 anni fa a Novi Pazar (la traduzione è “mercato nuovo”) in Bulgaria, cittadina di circa 12mila abitanti nell’est del paese a 70 chilometri dal Mar Nero.
Gli studi in patria portati avanti fino alla scuola secondaria dedicata a Vasil Levski, eroe nazionale bulgaro della guerra di liberazione contro l’Impero Ottomanno.Poi una nuova vita in Italia a Bagnara Calabra e il lavoro per la ditta campana che si occupa di vivaistica, riassetto paesaggistico e consolidamento suoli, ma anche di manutenzione di condotte. Come quella del metanodotto Spezia-Cortemaggiore a cui il 18 gennaio il giovane Georgi stava lavorando insieme al padre Vasil, al collega Francesco Panfino e ad altri due tecnici della ditta.
L’intervento consisteva nel rifacimento di un “punto di intercettazione di derivazione importante” (in gergo tecnico P.i.d.i.) di una condotta di diametro di 30 pollici del vecchio impianto esistente, il metanodotto che unisce la costa ligure con il cuore della Pianura Padana risale infatti agli anni tra il 1970 e il 1971.
Una condotta cosiddetta “di prima specie”, spesso usate come continuazione delle condotte transmediterranee che trasportano il metano dai luoghi di estrazione fino alle nostre case, costituendo una dorsale di trasporto del gas nell’intero territorio nazionale ed oltre. All’interno le pressioni sono altissime.
Il parlamentare apuano del Pd, Andrea Rigoni, in un’interrogazione presentata lo scorso 1º febbraio e diretta ai ministri delle Infrastrutture, dello Sviluppo economico e del Lavoro, parla di 60 atmosfere. Un dato che rende l’idea della potenza dell’uscita di gas e la successiva esplosione e le fiamme alte decine di metri.
E sempre nell’interrogazione, il deputato afferma «si registra il rimpallo delle responsabilità dell’accaduto tra l’impresa appaltatrice e la società proprietaria del metanodotto (Snam Rete Gas - ndr)» e chiede al Governo «se risponda al vero che durante i lavori la ditta appaltatrice aveva evidenziato la necessità di sostituire il “giunto” e, se sì, se sia noto per quale ragione non si è provveduto alla sostituzione».
Di certo per adesso c’è che i lavori furono autorizzati dal Comune di Tresana il 5 febbraio 2011. Il resto lo stabilirà il tribunale, i cui periti sono ancora impegnati a compiere rilievi e acquisire dati nell’area dell’esplosione ancora sotto sequestro.
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