Attenzione
I legali della difesa annunciano il ricorso
L’avvocato Marzaduri commenta: è stata dimostrata la veridicità del contratto per la moschea
CARRARA
I legali della difesa non hanno dubbi. Ricorreranno in appello, non appena saranno rese note le motivazioni della sentenza. Perché un punto fermo importante, e a loro favore, per gli avvocati che tutelano gli interessi degli imputati nel maxi processo per la truffa all’Iraq, è stato messo, proprio dal tribunale di Torino. E’ stata infatti riconosciuta la veridicità del contratto per la moschea da costruire in Iraq.
«E’ stata riconosciuta la genuinità di quel contratto, perché nel dispositivo del tribunale c’è l’assoluzione piena di Dazzi, Reboa e Lattanzi, per quel che riguarda quel capo di imputazione, proprio perché non sussiste la falsità del contratto»: spiega l’avvocato Enrico Marzaduri che insieme al legale Claudio Morra difende l’imprenditore Paolo Dazzi. «Li ha condannati invece - continua l’avvocato Marzaduri - per il reato di bancarotta propria, sul presupposto che il contratto fosse genuino e che la curatela non abbia potuto ottenere tutto ciò che voleva dall’esecuzione del contratto stesso». «E’ la prima volta che vediamo pronunciare la condanna per bancarotta senza che vi sia il fallito, Paolo Dazzi, lo ricordiamo non ha mai dichiarato il fallimento - aggiunge l’avvocato Paolo Pacciani, che assiste i legali Rinaldo Reboa e Giancarlo Lattanzi - Siamo estremamente curiosi di leggere la sentenza, destinata a segnare una svolta epocale nel diritto fallimentare. Non solo - prosegue Pacciani. La tesi d’accusa al centro del processo, quella per cui il contratto con l’Iraq per la moschea era falso, è caduta e per quanto il tribunale sia stato severo nell’infliggere le condanne, ha riconosciuto la serietà di Paolo Dazzi e dei miei clienti sulla veridicità del contratto».
Se i legali degli imputati condannati annunciano il ricorso in appello, quello di Ada Rosa Ruffini, l’avvocato di Pietrasanta assolta dal reato di bancarotta documentale (è l’unica assoluzione di tutto il processo) esprime la sua soddisfazione. La sua assistita, alla lettura del dispositivo è svenuta in aula. «La sentenza ha ristabilito la verità dei fatti - dichiara l’avvocato Paolo Davico Bonino, che difendeva Ada Rosa Ruffini - La mia assistita è totalmente estranea ai fatti che le erano contestati. Non aveva alcun ruolo in questa complessa vicenda. Per quel che riguarda la nostra posizione posso solo dire che è stata fatta giustizia».
Soddisfazione anche per lo studio legale dell’avvocato Luigi Chiappero che ha rappresentato lo stato dell’Iraq come parte civile all’interno del processo. «E’ stato un processo complesso e molto tecnico - commenta l’avvocato Maria Turco, dello studio Chiappero - Possiamo solo dire che siamo soddisfatti della sentenza». I l risarcimento per l’iraq sarà liquidato in sede civile: per il momento è stata disposta una provvisionale di 35mila euro.(a.viv.)
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