Proteste
Morto il giovane operaio ustionato
Il 22enne Giorgio Dimitrov era ricoverato a Roma. Troppo gravi le lesioni subite il 18 gennaio nel cantiere di Mulino
TRESANA
Giorgio Dimitrov non è sopravvisuto alle terribili ustioni subite quel tragico pomeriggio del 18 gennaio quando, nella tranquilla campagna di Mulino, minuscola frazione poco distante dall’abitato di Barbarasco, il metanodotto a cui stava lavorando assieme ad altri quattro colleghi, prima esplose e poi venne avvolto da altissime fiamme che bruciarono tutto nel raggio di 200 metri.
Il 22enne bulgaro è morto nella giornata di ieri in un letto del centro grandi ustionati di Roma dove era stato trasferito poche ore dopo l’incidente: troppo gravi le sue condizioni, con il corpo martoriato dal fuoco sprigionatosi dall’esplosione del metano fuoriuscito dal grosso tubo presso il quale i cinque operai e tecnici stavano lavorando da alcuni giorni, due dei quali congiunti dato che Giorgio Dimitrov era dipendente come il padre della ditta che aveva l’appalto dei lavori, la Oreste Manna srl di Eboli.I due erano rimasti feriti, seppure in entità ben diverse, dal rogo che ha distrutto due case, arso la campagna circostante e ucciso alcuni animali domestici e da allevamento che erano nei dintorni.
Il padre. Vassiliev Dimitrov, 43 anni, venne lambito solo in modo marginale dalla vampata e quindi per lui bastarono le cure prestategli nell’ospedale di Pontremoli.
Giorgio, invece, aveva il 60% del corpo straziato dalle ustioni e quindi per lui si rivelò indispensabile il trasporto in elicottero al Sant’Eugenio di Roma.
Da quel mercoledì, era il 18 gennaio, il ragazzo bulgaro ha lottato contro la morte che alla fine ha avuto ragione di lui. Fin da subito i sanitari romani avevano compreso che solo un miracolo poteva salvare Giorgio Dimitrov, ma ciò non è purtroppo avvenuto.
Sono stati giorni dolorosi e terrbili, costellati da alti e bassi, vissuti con la speranza che quella giovane vita venisse risparmiata.
L’incidente. Erano le 14,30 circa quando la deflagrazione scosse tutto il Comune di Tresana. Attorno al metanodotto interrato che attraversa la frazione di Mulino, Giorgio Dimitrov e altri quattro colleghi stavano completando la copertura della grossa buca in fondo alla quale scorreva la tubazione del gas. A tale scopo veniva usato un grosso escavatore. Quello doveva essere l’ultimo giorno dei lavori. Qualcosa andò storto e il gas uscito dalla conduttura esplose, poi incendiando tutto quato attorno.
Il sindaco. Oriano Valenti si precipitò subito sul posto, accompagnato dai suoi assessori: «Una scena terribile - raccontò poi - tutto era bruciato e poi quegli uomini, quasi arsi vivi. Ricordo quel ragazzo (Giorgio Dimitrov - ndr) che, seppur ferito e sanguinante, chiedeva dove fosse il padre. Pensavo proprio che riuscisse a farcela dato che, rispetto ad altri raggiunti dalla vampata, pareva essere in condizioni migliori. Esprimo tutto il cordoglio dell’amministrazione comunale e la vicinanza alla famiglia per questo gravissimo fatto».
L’azienda. Nessun commento da parte della ditta di Eboli di cui Giorgio Dimitrov era dipendente: «Non siamo autorizzati a parlare e il principale è fuori sede» è quanto riferito telefonicamente.
La Snam. La società di San Donato Milanese, proprietaria del metanodotto, esprime anch’essa cordoglio per la giovane vita spezzata.
L’inchiesta. La pm Rossella Soffio, raggiunta telefonicamente, è costernata per la morte del giovane tecnico e si limita a dire che cambia l’ipotesi di reato, da lesioni colpose a omicidio colposo.
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