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Falsa moschea a Carrara, quattro condannati a Torino

Falsa moschea a Carrara, quattro condannati a Torino

Fra le condanne, vi e' quella a sei anni di reclusione per abuso in atti di ufficio inflitta a Laura Donatiello, giudice di Massa. Proprio per la sua presenza fra gli imputati, il processo si è svolto  a Torino 

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Quattro persone sono state condannate oggi dal Tribunale di Torino a pene fra sei anni e sette anni e mezzo di reclusione al termine del processo per una complessa truffa avvenuta negli anni '90, legata alla costruzione, mai avvenuta, di una moschea a Carrara. Fra le condanne, vi e' quella a sei anni di reclusione per abuso in atti di ufficio inflitta a Laura Donatiello, giudice di Massa. Proprio per la sua presenza fra gli imputati, il processo è stato celebrato a Torino, sede competente per i procedimenti che riguardano i magistrati di Massa. Con lo stesso dispositivo di sentenza, il Tribunale ha assolto un quinto imputato e ha disposto un risarcimento dei danni di sette milioni e mezzo di euro in favore del governo dell'Iraq e della banca Unicredit, che si sono costituite parti civili nel processo.

Oltre a Laura Donatiello, sono stati condannati a sei anni di reclusione per reati che, a vario titolo, vanno dalla truffa all'istigazione a disobbedire alle leggi, Rinaldo Reboa e Carlo Lattanzi; sette anni e mezzo di reclusione sono stati inflitti a Paolo Dazzi, marito del magistrato massese e figlio del titolare dell'impresa di Carrara che stipulò l'accordo con il sedicente iracheno. Una quinta imputata, Ada Ruffini, imputata di istigazione a violare le leggi, è stata assolta con la formula «perchè il fatto non costituisce reato»: al momento della lettura della sentenza la donna è svenuta cadendo pesantemente a terra. E' stata subito soccorsa dagli avvocati, dagli altri imputati e da alcune persone presenti in aula. C'è stato qualche minuto di preoccupazione, ma pi Ruffini è rinvenuta e si è ripresa. Le sue condizioni non destano preoccupazione.

La vicenda cominciò nel 1990, quando una società di Carrara stipulò un contratto con un sedicente emissario del governo iracheno da 50 milioni di dollari per la fornitura di materiali per la realizzazione di una moschea. L'accordo - secondo i pm torinesi Andrea Padalino e Valerio Longi - era fasullo, ma quando la ditta toscana fallì, nel 1999, il fantomatico credito venne ceduto a una società di Londra, che nel 2004, grazie anche a un'ordinanza del giudice Donatiello, ottenne una parte del denaro.

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