Il Tirreno

Dieci i feriti dallo scoppio del gas

di Andrea Bonatti

Tra loro anche madre e figlia che abitavano nella casa distrutta dal rogo

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TRESANA

Erano tre gli operai rimasti coinvolti il 18 gennaio nell’esplosione mentre lavoravano sul metanodotto la Spezia-Parma di proprietà della Snam. Oltre al 22enne Giorgi Dimitrov, c’erano il padre Vasil di 43 anni e il collega Francesco Panfino di 48. Per il primo si può parlare di miracolo visto che riporta solo qualche contusione e leggere bruciature curate all’ospedale di Pontremoli nonostante si trovasse molto vicino al luogo dell’incidente. Il secondo, che stava manovrando l’escavatore, viene invece investito in pieno dalla palla di fuoco e si trova ancora all’ospedale di Pisa al centro grandi ustionati. Insieme alla signora Maria Santini, 67 anni, sono oggi i due feriti più gravi. La donna è ricoverata a Genova all’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena: per lei ustioni su testa, schiena, braccia, talloni e glutei, procurate dall’immane calore sprigionato dalle fiamme che si sono sprigionate proprio dietro casa sua. Meglio è andata alla figlia, la 42enne dottoressa Monica Amadei, anche lei curata presso il nosocomio genovese con ustioni alla fronte e alle braccia. In quegli attimi concitati seguiti al tremendo boato che ha squarciato tutta la valle la psicologa ha avuto la forza di trascinare la madre ferita lontana dalle fiamme e dal calore che abbracciava la loro casa. Attraverso la veranda e poi via per i campi verso la strada e la salvezza. Oggi fa la spola da Genova a Tresana per stare vicina alla madre e pensare a rimettere a posto la sua casa. Altre cinque persone rimangono ferite quel giorno, il più grave un muratore che ha riportato la frattura di una mano mentre stava lavorando in una delle case vicine al metanodotto. Vengono curate all’ospedale di Pontremoli e dimesse tra la notte e il mattino seguente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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