Sicurezza
Soldi per salvare gli uffici postali a rischio chiusura
Su input dei consiglieri regionali Rossetti e Marini stanziati 600mila euro per riorganizzare le sedi montane
FIVIZZANO
Buone notizie in arrivo per gli uffici postali delle zone montane e quindi decentrate della Lunigiana: la Regione, su input dei consiglieri Loris Rossetti e Paolo Marini (fivizzanesi doc), per il 2012 ha stanziato 600mila euro (contro i 114mila attribuiti nello scorso anno) per riorganizzare le sedi postali in questione.
Una somma che verrà affidata alla gestione della neonata Unione dei Comuni e che permetterà quindi di impedire la chiusura o il ridimensionamento di parecchi uffici postali.
La soddisfazione. Ed ecco il commento di Rossetti (Pd) e Marini (Fed. Sinistra - Verdi):
«Esprimiamo soddisfazione per quanto ci comunica il presidente Enrico Rossi circa gli accordi con Poste Italiane sulla eventuale riorganizzazione degli uffici postali nei Comuni montani e soprattutto sulle risorse che la Regione ha stanziato per sostenere le amministrazioni locali che devono garantire i servizi di prossimità, con al primo posto proprio quelli postali. L’intervento della presidenza fa seguito alla mozione che abbiamo presentato a giugno dell’anno scorso - con un occhio ai Comuni della Lunigiana - e che è stata approvata dal consiglio regionale due mesi fa. Il governatore Rossi fa sapere che il sostegno agli enti locali - nello specifico alle Unioni di Comuni - per il 2012 consiste in 600mila euro, contro i 114mila attribuiti nel 2011. La presidenza ha inoltre avviato un’attività di ascolto delle realtà locali, da una parte, e di sollecitazione verso Poste Italiane, dall’altra. L’impegno raggiunto con Poste, ripetto a ogni eventuale nuovo processo di razionalizzazione che dovesse affacciarsi nel 2012, è di coinvolgere da subito la Regione, interessando anche gli enti locali e le loro rappresentanze».
In effetti il presidente Rossi aveva accolto le due differenti mozioni presentate da Rossetti e Marini, comunicando, in una nota di attuazione, il provvedimento.
Le mozioni . Nei due documenti in questione, tra l’altro si leggeva:
«Premesso che lo sportello postale, dall’introduzione di questo servizio, ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella vita socio-economica dei Comuni toscani rappresentando, di fatto, una delle forme più prossime di presenza di servizio pubblico e che la società Poste Italiane ha da tempo avviato nel Paese, come anche nell’ambito della nostra Regione, una politica volta a raggiungere un ridimensionamento, sia in termini numerici che di servizi erogati, degli uffici operanti sul territorio; considerato che l’attuazione da parte della società Poste Italiane di quanto sopra prospettato comporterebbe la riduzione di un indispensabile servizio in particolare nelle piccole realtà caratterizzate dalla carenza anche di altre offerte di funzioni pubbliche indirizzate in special modo verso fasce deboli della popolazione e preso atto la strada intrapresa da Poste Italiane contrasta con la necessità di realizzare azioni efficaci, capaci di aumentare la qualità dei servizi offerti specie in località disagiate come ad esempio i territori montani. Preso atto quindi che la strategia messa in atto da Poste Italiane, volta a “riorganizzare” circa 80 uffici postali in Toscana, non trova altra motivazione se non quella derivante da calcoli puramente economici, glissando totalmente sui costi sociali relativi all’operazione, si chiede la convocazione di un tavolo permanente, istituito tra le istituzioni locali e Poste Italiane per monitorare la situazione connessa alla riduzione dell’attività o alla chiusura degli uffici postali ubicati sia nei piccoli Comuni montani che in ambito di aree rurali disagiate»
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