Sicurezza
Si finge malato per mesi ma lavora in nero a casa
Licenziato dipendente di una falegnameria che inviava certificati medici a raffica i carabinieri lo hanno scoperto dopo la segnalazione del titolare del laboratorio
Accusava dolori alla schiena talmente forti da impedirgli di lavorare e quindi mandava a più riprese delle certificazioni mediche al suo datore di lavoro, attestanti la precaria condizione fisica.
Ma il fatto di non poter svolgere la mansione per la quale percepiva regolare busta paga, pare non gli impedisse si occuparsi di un laboratorio messo su abusivamente in un fondo della casa dei genitori presso i quali abitava.
Ed è così che, dopo assidui appostamenti dei carabinbieri (ai quali si era rivolto da tempo il titolare del laboratorio artigianale presso cui era impiegato l’uomo in questione, che evidentemente aveva intuito qualcosa), è venuta alla luce tutta la tresca.
Ma ecco i fatti ricostruiti dai carabinieri della stazione di Pontremoli.
Un 52enne di Villafranca lavorava da qualche tempo presso una falegnameria nel Bagnonese e, dallo scorso luglio, ha iniziato a inviare certificazioni riguardanti la sua salute precaria dovuta a forti mal di schiena. I certificati, in genere di 30 giorni l’uno, hanno continuto ad arrivare al datore di lavoro fino ad autunno inoltrato, però non convincendo del tutto il titolare del laboratorio artigianale. Così quest’ultimo ha deciso di rivolgersi ai carabinieri per segnalare tutta la sua perplessità sul fatto.
I militari, usando molta discrezione, hanno allora iniziato a controllare a distanza i movimenti del 52enne, tenendolo d’occhio anche quando restava nella sua abitazione, scoprendo poi che in un locale adibito a cantina e garage era stato messo su un piccolo laboratorio artigianale.
Nulla di male, fino a questo punto, se non il fatto che a lavorarvi c’era proprio il dipendente «malato» che si avvaleva dell’apporto di un extracomunitario, peraltro del tutto estraneo ai fatti in questione, dato che egli prestava in buona fede la sua opera nel laboratorio del 52enne.
Così il lavoratore infedele è stato colto in flagrante, anche perchè pare non disdegnasse di effettuare interventi a domicilio e quindi all’esterno del laboratorio ricavato nella casa dei genitori.
Inevitabile, a questo punto, la denuncia per truffa continuata e percezione indebita di erogazioni previdenziali a danno dello Stato: un reato punibile con sanzione amministrativa da 5 a 25mila euro se la cifra percepita illecitamente supera i 4mila euro.
Altrettanto automatico, infine, il licenziamento per giusta causa, subito avviato dal tradito datore di lavoro.
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