La manifestazione
«Il tribunale di Massa è da sopprimere»
Processo Iraq, accuse del pm di Torino Longi ai giudici apuani: criminale incompetenza, l’indagine è servita a fare pulizia
CARRARA
«Non sarebbe male sopprimere il tribunale di Massa, visto la pessima prova di sè che ha dato in questa vicenda».
E’ questa la frase pronunciata, durante la requisitoria nella IV sezione penale del tribunale di Torino, dal pm Valerio Longi. Una frase, contenuta nei verbali di udienza che suona come un vero e proprio attacco al tribunale della provincia. E che arriva proprio alla vigilia della attesa sentenza del processo per la truffa all’Iraq. Una vicenda delicata, legata a un maxi commessa per la costruzione di una moschea e di un centro islamico negli anni Novanta, per la quale sono sul banco degli imputati, con l’ accusa per bancarotta fraudolenta, documentale e abuso d’ufficio, l’imprenditore del marmo Paolo Dazzi, la moglie, ed ex giudice Laura Donatiello, gli avvocati carraresi Rinaldo Reboa e Giancarlo Lattanzi, e la legale versiliese Ada Rosa Ruffini (a cui non è contestato il reato d’abuso d’ufficio).
Le accuse al tribunale di Massa, e ai suoi giudici, sono state parte integrante della requisitoria di oltre tre ore (altrettante ne ha impiegate l’altro pubblico ministero, Andrea Padalino) del pm Valerio Longi che, come si legge nei verbali di udienza, in cui parla di una «criminale incompetenza di molti giudici che si sono occupati di questa causa» ne ha davvero per tutti. A cominciare dall’ex presidente del tribunale di Massa, Francesco Bonfiglio, che ha sfilato come teste in tribunale a Torino. E che, secondo l’accusa avrebbe assegnato all’allora giudice Donatiello la procedura esecutiva alla Server Plus. Per il pm Longi quello di Bonfiglio: «E’ stato un comportamento assolutamente ignobile». E a proposito degli altri giudici, sfilati come testimoni (Pulvirenti, Alba Dova) Longi dichiara durante la requisitoria: «Speriamo di averli mandati in pensione, insomma almeno a qualcosa l’indagine è servita, è stata un’azione di pulizia, di auto pulizia, nel senso che tutti gli interessati o quasi sono andati in pesnione. Perchè poi quel fallimento (della ditta Dazzi) è stato dichiarato nel 2001, e avete mai sentito a Torino di una procedura fallimentare che sta in piedi per un anno e mezzo». E poi: «Questo dice qualcosa su come riuscissero a muoversi Dazzi e i suoi all’interno del tribunale di Massa, e addirittura passare pendente una causa fallimentare per un anno e mezzo, è una follia, se avessero fatto un’ispezione il giorno dopo il giudice delegato che aveva accordato quei rinvii lo avrebbero sicuramente sottoposto a provvedimento disciplinare, lo avrebbero sanzionato». E infine una frecciata del pm Valerio Longi è riservata - sempre stando ai verbali di udienza - al giudice Maurizio Ermellini . Partendo dalla sua deposizione in veste di testimone nel processo legato alla moschea “fantasma” e alla bancarotta fallimentare. «E’ l’ennesima presa in giro da parte di questi signori che indegnamente e indecorosamente continuano a indossare la toga. E questo signore, che si è fatto 400 chilometri per venire qui a raccontare panzane e fa il magistrato, quindi ha fatto il giudice delegato».«Quindi, forse si dovrebbe ipotizzare che sappia quello che dice- si legge nel verbale di udienza relativo alla requisitoria del pm Longi - Perché delle due l’una: o è un disonesto o è un incompetente assoluto e totale e spero che in vita sua non faccia mai più il giudice delegato». Dichiarazioni forti, che non risparmiano il tribunale di Massa e alcuni dei suoi giudici, anche in servizio come il dottor Ermellini. Intanto, a giorni, giovedì per la precisione è attesa la sentenza del maxi processo.
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