Sicurezza
«Siamo alla paralisi totale, ora basta»
Cgil, Cisl e Uil si compattano e lanciano la vertenza territoriale: ci portano via tutto, le istituzioni devono darsi una mossa
CARRARA
I sindacati uniscono le forze per provare a dare una scossa a una Provincia che - «per usare un eufemismo» scrivono anche Cgil, Cisl e Uil - sta attraversando un periodo non tanto immobile quanto stagnante. Una provincia i cui numeri negativi fanno impressione, e soprattutto sempre più svuotata nei centri decisionali.
La prima emergenza, in questa vertenza territoriale lanciata in modo unitario dai segretari confederali Andrea Figaia, Franco Borghini e Patrizia Bernieri, è quella del lavoro: la disoccupazione a fine 2010 (ultimo dato certo) era al 10,1% (contro la media del 6,5% del resto della Toscana), e quelli che hanno perso il lavoro sono ormai a quota tremila.
Rischio infiltrazioni mafiose.
Una provincia con poco lavoro, tante criticità (dal Sin allo mancato sviluppo di un indotto strutturato, alle vicende oggetto di indagini penali come Asl e Cermec) e per questo la Provincia è - sottolineano i sindacati - in una condizione di «vera emergenza sociale».
Per questo - scrivono Cgil, Cisl e Uil, «Grande attenzione deve essere dedicata da parte di tutti i soggetti, imprese e istituzioni, al pericolo alla questione della legalità: l'Associazione Antonino Caponnetto ci ha indicato di recente come la provincia toscana a maggiore rischio di infiltrazioni mafiose. Obiettivo comune di imprese e istituzioni per sconfiggere nuove forme di sfruttamento dei lavoratori e contrastare la concorrenza scorretta tra le aziende deve diventare la lotta a tutte le forme di illegalità. Proponiamo - aggiungono - l'apertura di un confronto per definire in riferimento al sistema degli appalti e dei subappalti , nel rispetto delle normative regionali, scelte per contrastare l'adozione del criterio del massimo ribasso e prevedere maggiori forme di controllo per combattere il lavoro nero, le irregolarità contributive ed anche la presenza del caporalato».
L’emergenza sanità.
I sindacati ricordano che la Direttrice sostiene che restano da tagliare 18 milioni nel 2012 e altri 11 milioni nel 2013. Si chiedono: «Quali saranno le conseguenze sull'occupazione e sulla qualità dei servizi al cittadino di questi ulteriori tagli? E chiaro che il piano di rientro dovrà rendersi compatibile con la garanzia dell’erogazione dei servizi e sulla loro qualità. Il sindacato chiede un confronto alla Asl, alle istituzioni locali, alla Regione: non è giusto cominciare la riorganizzazione dei servizi da quelli garantiti dal personale avventizio, prendersela con il lavoro “povero”, quello sottopagato e tollerato per le risposte occupazionali che ha dato. Non è giusto sospendere sine die le nuove assunzioni necessarie. Non è pensabile tagliare su servizi come il soccorso cave».
«Liberarsi dai vizi».
Secondo i sindacati, a Massa-Carrara «dobbiamo liberarci di alcuni vizi che non ci possiamo davvero più permettere, come la tendenza all'immobilismo, la frammentazione territoriale e la rinuncia alla programmazione. Abbiamo bisogno che su tutte le questioni aperte si ragioni in modo complessivo, senza far prevalere, di volta in volta, l'interesse dei singoli territori o dei singoli gruppi di pressione. Lo stato di paralisi della Conferenza provinciale dei sindaci nella elaborazione del Pal non è più accettabile». La richiesta è quella di «varare una bozza di Pal ed avviare immediatamente il confronto con le parti sociali; avviare immediatamente tavoli di contrattazione territoriale in tutte le Amministrazioni comunali; sostituire le aliquote fisse con aliquote progressive e per scaglioni di reddito», e molte altre questioni di equità nei confronti delle classi più deboli.
Un territorio debole.
C’è un altro grido d’allarme: «Negli ultimi tempi si sta verificando un inequivocabile perdita di servizi sul nostro territorio a favore di altre province. Siamo preoccupati che la perdita di autorevolezza istituzionale della nostra provincia, anche dovuta ai nefasti avvenimenti degli ultimi anni,si traduca in un impoverimento decisionale ed anche occupazionale. Nell’amministrazione statale molti enti sono ormai a direzione unica ad esempio: la Ragioneria Territoriale dello Stato è stata accorpata con Lucca; le Opere Pubbliche con Livorno; l'Ufficio Scolastico Provinciale con Firenze; l'Inail declassata sotto la direzione di Lucca; i Giudici di Pace di Pontremoli, Aulla e Carrara sono in fase di soppressione; i Monopoli (di nuova costituzione) sono stati posti sotto la Direzione di Firenze; l'Ato Rifiuti ha sede a Livorno; per quanto riguarda la sanità tutti i servizi, compresa la gran parte dell'Amministrazione, sono stati o verranno accentrati su Pisa, così come per le mense si parla della Versilia. Destino questo che è comune anche per quanto riguarda l’Arpat. La decisione di eliminare le province metterebbe, se non supportata da decisioni forti e coese, di vedersi scippare altro rispetto a quello che abbiamo già ceduto senza colpo ferire».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
