Sicurezza
«Non torno dove ho perso tutto»
Zara Pierini a quasi un mese dall’esplosione del metanodotto: aspetto il risarcimento e la nuova casa
TRESANA
Una comunità intera si stringe attorno a Luciano Ringozzi ed alla moglie Zara Pierini, i due coniugi che hanno perso la casa a seguito dell'esplosione del metanodotto Snam avvenuta il 18 gennaio scorso a Mulino di Riccò nel comune di Tresana. Da allora vivono ospitati nella mansarda di un amico, mentre aspettano che vengano avviate le pratiche per il risarcimento dei danni. Hanno perso tutto, la loro casa non è più agibile dopo essere stata travolta dall'onda d'urto che ha sconquassato tutta la valle in un pomeriggio invernale di sole e poi il calore sprigionato dalle fiamme alte decine di metri ha fatto il resto. «Non sono neanche più tornata a vedere la casa – confida la signora Pierini – non ne ho la forza. A dire la verità non esco neanche più tanto di casa, va mio marito a tutti gli incontri ed ai colloqui con le autorità. Io aspetto solo il giorno in cui ci rifaranno la casa nuova».
Il giorno dopo il disastro c'era già l'ordinanza di inagibilità: troppo estesi i “danni riportati dalle strutture portanti così come al fienile – stalla”, in cui hanno perso la vita anche le mucche che appartenevano ai Ringozzi. Anche l'accesso alla casa della vicina Anna Maneschi è stato interdetto, ma in questo caso si tratta di una casa di campagna che viene usata soprattutto nei fine settimana e nel tempo libero, perché la signora vive alla Spezia. La Snam dal canto suo ha messo a disposizione 10mila euro per le prime necessità delle famiglie disastrate, e di questi, 5mila sono andati a loro per le prime necessità. «Ci siamo dovuti comprare alcuni vestiti nuovi – dice Zara Pierini – e poi scarpe, ciabatte, uno spazzolino da denti perché siamo rimasti solo con quello che avevamo indosso quel giorno quando siamo tornati a Mulino».
Una buona stella ha voluto che quel giorno i due non fossero nella propria abitazione quando è avvenuto l'incidente. Si trovavano a Carrara per una visita medica in mattinata e hanno poi deciso di fermarsi a mangiare al ristorante e questo li ha salvati da conseguenze ben peggiori. Ora si attende solo che i periti finiscano le loro valutazioni e formulino un'offerta di risarcimento che riguarderà in totale una trentina di persone. Parallelamente muoverà i primi passi l'azione legale per cui il sindaco Oriano Valenti ha deciso di schierare il Comune come parte civile e di coagulare attorno all'ente le ragioni di tutti i suoi concittadini. «Il sindaco è una persona speciale – afferma la signora – ci è stato subito molto vicino, ma tutti i nostri paesani non ci fanno sentire soli. Da quel punto di vista non possiamo certo lamentarci». Da subito è stato aperto un conto corrente per aiutare la famiglia Ringozzi e le altre che si trovano a dover compiere costose opere di riparazione sulle proprie abitazioni. Il numero di conto per chi vuole dare un contributo è 1003499504, intestato a Comune di Tresana con “Emergenza esplosione metanodotto” come causale.
I fondi così raccolti saranno distribuiti dal Comune di Tresana ai propri cittadini proporzionalmente ai danni subiti.
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