Il dolore
L’Iraq chiede 7,5 milioni di risarcimento
Nel maxi processo per lo scandalo legato alla moschea fantasma lo stato di Baghdad è parte civile
CARRARA
Sette milioni e mezzo di euro, da versare come provvisionale, “immediatamente esecutiva”. Da versare cioè prima della liquidazione dei danni, che verrà invece quantificata nelle sede giudiziaria appropriata.
E’ questa la cifra record avanzata dall’avvocato LuigiChiappero, che rappresenta lo stato di Iraq, come parte civile, nel maxi processo che vede sul banco degli imputati l’imprenditore del marmo Paolo Dazzi, la moglie, ed ex giudice Laura Donatiello, gli avvocati carraresi Rinaldo Reboa e Giancarlo Lattanzi, e la commercialista di Pietrasanta Ada Ruffini.
L’episodio al vaglio del tribunale di Torino, è inserito in una storia di bancarotta, comincia nel 1990, quando la società di Dazzi stipulò un contratto con un sedicente emissario del governo iracheno da 50 milioni di dollari per la fornitura di materiali per la realizzazione di una moschea. L'accordo, secondo i pm Andrea Padalino e Valerio Longi, era fasullo, ma quando la ditta toscana fallì, nel 1999, il fantomatico credito venne ceduto a una società di Londra, che nel 2004, grazie anche a un'ordinanza del giudice Donatiello, ottenne una parte del denaro. Il magistrato massese è la moglie di Paolo Dazzi, il figlio del titolare dell'impresa di Carrara che stipulò l'accordo con l'iracheno.
Lo stato dell’Iraq si ritiene danneggiato (“a livello patrimoniale e non, cioè anche a livello di immagine” spiega l’avvocato Chiappero) da quello che è stato definito dall’accusa un contratto fantasma con la ditta dello stesso Dazzi. Ed è pronto a riscuotere i danni subiti: una cifra totale, quella da liquidare in sede civile, che sfiora i 20 milioni di euro. Ieri, in un’udienza fiume andata avanti dalle 9 e 30 fino alle quattro del pomeriggio, hanno parlato anche le difese di Reboa e Lattanzi - entrambi sono assistiti dall’avvocato Paolo Pacciani - e della Donatiello (difesa dall’avvocato Fontana di Torino e dal professor Gastaldi di Genova). Per tutti e tre gli imputati è stata chiesta l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Oggi sarà la volta dell’avvocato Claudio Morra, che difende Paolo Dazzi, e del legale Alberto Mittone, che assiste la Ruffini. Il processo è quindi giunto alle sue fasi finali. Per mercoledì, infatti, sono attese le repliche e (forse) la sentenza. (a.v.)
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