Il Tirreno

Erosione, il giallo dei lavori ai geotubi

di Chiara Sillicani
Erosione, il giallo dei lavori ai geotubi

La Provincia: abbiamo corretto tutte le criticità. Ma nelle nuove foto dei balneari molti setti sono ancora interrotti

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MASSA

Non fanno polemica, non alzano i toni. A loro - garantiscono - basta mostrare un paio di foto per sostenere la loro tesi. La Provincia parla chiaro: interventi sui geotubi ultimati, già fatti i rilievi con lo scandaglio sul fondale. Ci siamo, quindi: lunedì il professore Enzo Pranzini, dell’università di Firenze, consegnerà i dati definitivi sulla scrivania del presidente Osvaldo Angeli e su quella di Fabrizio Magnani, assessore con delega ai lavori sull’arenile.

Eppure i balneari rimangono sulle loro posizioni: le criticità sui geotubi ci sono ancora. E rincarano: la situazione è addirittura peggiorata rispetto ai mesi scorsi. E a sostegno della loro argomentazione, mostrano alcune fotografie. Recentissime. Geotubi interrotti per metri, a pochi passi dalla riva. Interruzioni così importanti da permettere alle correnti di insinuarsi e lavorare in piena libertà.

Il testa a testa

Mercoledì Palazzo ducale dichiara che l’impresa ha ultimato i lavori rimuovendo le criticità rilevate sui geotubi. Lo conferma anche l’ingegnere Stefano Michela, direttore dei lavori: «La ditta ha fatto gli interventi e indicato i giorni in cui li ha effettuati». Del resto lo stesso professor Pranzini ha messo al lavoro la sua squadra di universitari «dopo la sistemazione dei geotubi». Gli uomini del mare vanno su tutte le furie: loro - garantiscono - di operai non ne vedono da un po’. Nè a riva, nè a largo. Così si giocano la carta fotografie.

Ancora in volo

Domenica, quindi pochi giorni prima che la Provincia si pronunci sulla fine dei lavori, il cielo è terso e i balneari decidono di concedersi un volo. Salgono su un aereo e monitorano i geotubi. Tutti, dal primo all’ultimo e rimangono - assicurano - sconcertati. Si affidano a macchina fotografica e videocamera e immortalano lo stato dei setti. «Le criticità - spiegano Maurizio Ragaglini e Stefano Gazzoli, presidente e vice di Riviera Apuana, ci sono tutte». E mostrano una delle foto (la riportiamo sopra) per loro più eloquente, quella che ritrae il geotubo all’altezza del Merida, proprio in prossimità del cantiere. Qualche metro dalla riva e i setti si interrompono: la sabbia se n’è andata e i sacchi sono rimasti adagiati sul fondale, vuoti. Ma i balneari fanno di più: scesi dall’aereo affiancano quella foto, datata 5 febbraio, a quella scattata il 17 settembre del 2011 e proiettata, insieme a molte altre, in occasione dell’assemblea pubblica di dicembre. Bene, affidandoci a quel confronto, davvero le cose non vanno alla grande. Se nella prima il geotubo si storge e inclina, nella seconda scompare per un lungo tratto.

Il nodo ripascimento

I balneari non hanno dubbi: le criticità rilevate sui setti sono ancora tutte lì. Impossibile pensare - questo il nocciolo della questione - che si possa portare sabbia e inaugurare il mega ripascimento finale. Su questo fronte sono pronti a dare battaglia davvero: «Nessuna prova (di prove in corso ha parlato Michela ndr), il ripascimento è iniziato - insistono Ragaglini e Gazzoli - la chiatta è al lavoro, all’altezza del Magliano. La sabbia arriva via mare dal porto di Marina di Carrara, i mezzi si sono già aperti una piazzola di stoccaggio in prossimità di una piccola scogliera. Il rischio - questo è il timore che i balneari hanno più volte espresso - è che tonnellate di sabbia finiscano in mare». Adesso non rimane che aspettare i dati definitivi, saranno quelli a confermare o smentire la macchina fotografica dei balneari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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