La manifestazione
Partorisce nell’ex reparto maternità
Ennesimo caso a Pontremoli: puerpera dà alla luce la figlioletta e poi viene trasferita in ambulanza all’Opa di Massa
PONTREMOLI
Il punto nascita del Sant’Antonio Abate è chiuso ormai da un anno ma nell’ex reparto maternità continuano a nascere bambini.
L’ultimo caso è avvenuto poco prima dell’alba di ieri quando la piccola Ginevra da Groppoli ha deciso di venire al mondo, incurante dell’ora e, principalmente, del fatto che il più vicino ospedale (sic!) si trovava a oltre 60 chilometri di distanza (leggasi Opa di Massa).La mamma, Simona Diciotti, ha infatti avvertito le prime doglie attorno alle 3,30 di notte e quindi si è fatta trasportare dal marito, Ettore Maestrelli, al vicino ospedale pontremolese dove, dopo breve travaglio, ha dato alla luce la sua terzogenita: la 40enne signora ha altri due figli, una ragazza di 13 anni e un bambino di 6.
«Tutto è andato per fortuna bene - raccontava ieri Simona nel suo letto all’Opa di Massa - anche grazie al fatto che, sia il mio ginecologo privato che il medico e l’ostetrica di turno al Sant’Antonio Abate di Pontremoli sono arrivati in tempo, dato che nell’ospedale pontremolese di notte funziona la reperibilità e quindi il personale deve precipitarsi lì quando viene allertato. Comunque attorno alle 4,35 la bambina è nata e successivamente siamo state entrambe trasferite in ambulanza alla maternità di Massa. Mi chiedo però cosa sarebbe accaduto se qualcosa non fosse andato bene. Sapevamo che il punto nascita di Pontremoli era chiuso da tempo e quindi eravamo preparati, ma tutto si è svolto tanto rapidamente che non ha lasciato margini di tempo».
Contentissimo papà Ettore, autotrasportatore 47enne, originario di Levanto ma da anni residente in Lunigiana: «La nostra bambina è la prima nata in Lunigiana nel 2012: un autentico fatto dato che, dopo la chiusura della maternità di Pontremoli, difficilmente nasceranno bambini nel nostro territorio».
Nessuna polemica da parte dei genitori della piccola Ginevra, ma gli interrogativi restano tutti, come rileva il Comitato pro ospedale Paola Fanti che, per vove della presidente Anna Petri, scrive: «Ribadiamo la nostra sua contrarietà alla chiusura del punto nascita, in quanto tale decisione continua a mettere a rischio la vita delle mamme e dei nascituri e sottolinea l’inadeguatezza del percorso nascita che, in più di un’occasione, ha messo il personale del reparto di ostetricia e ginecologia, in situazioni di difficoltà, dovendo prendere decisioni che non sono contemplate nelle disposizioni della direzione della Asl, per salvaguardare l’incolumità delle donne e dei neonati, subendo ogni volta richiami e indagini sull’operato svolto. Ci chiediamo allora: se le donne continuano a partorire a Pontremoli, forse le disposizioni della direzione Asl sono adeguate? E se dovesse capitare nuovamente, dopo che la direzione Asl ha tuonato che non si deve più partorire a Pontremoli, verrà forse chiuso tutto l’ospedale o si procederà a denunciare direttamente il Padre Eterno per inosservanza dei tempi di nascita dettati da Carrara? Noi crediamo che l’idoneità di un ospedale o di un reparto resti tale se chi dirige faccia in modo di rendere la struttura sempre idonea alla richiesta degli utenti e quindi offrire maggiori garanzie. Ma questo sembra non interessa l’Asl apuana e l’assessore regionale alla sanità, né tantomeno il presidente della Regione. Comunque, cambiassero idea, noi siamo sempre disponibili per un confronto costruttivo».
A corollario dell’intervento di Anna Petri, quello di Clara Cavellini, consigliere comunale di Pontremoli con delega alla sanità, nonchè ostetrica di professione: «Si vuole affossare sempre più la sanità lunigianese: basti ricordare che in poco tempo abbiamo perso tre medici, andati in pensione, ma mai sostituiti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
