Proteste
Aiutò usuraio, finanziere a processo
Il militare aveva raccolto informazioni e aveva avvisato l’amico che la procura stava indagando e che era intercettato
MASSA
È stato rinviato a giudizio con l’accusa di favoreggiamento e violazione del segreto di ufficio Massimiliano Del Dotto, 46 anni, militare della guardia di finanza. L’uomo è finito nei guai per aver aiutato Lucio Bianchi, già condannato per usura. Del Dotto era stato scoperto dai suoi stessi colleghi mentre indagavano su Bianchi: il finanziere, che prestava servizio alla dogana di Marina di Carrara. era venuto a conoscenza dell’inchiesta e aveva raccolto più informazioni possibili per mettere in guardia l'amico. In cambio di un telefono cellulare e forse di soldi. L’inchiesta è stata condotta dal sostituto procuratore Rossella Soffio. La prima udienza ci sarà il 25 luglio davanti al collegiale.
Del Dotto aveva rischiato di far saltare l’inchiesta sull’usura. Un’inchiesta importante che era partita dalla denuncia di due vittime, minacciate da Bianchi che - come dimostrato dagli inquirenti - pretendeva tassi del 1.700%. Tanto che il debito che avevano nei suoi confronti i due che hanno avuto la forza di denunciarlo è sempre rimasto tale e quale, nonostante avessero già restituito più di duecentomila euro a testa. Le vittime - entrambi imprenditori come l’usuraio - pagavano con rate mensili dai 3 ai 5mila euro. Un incubo, iniziato nel 2004.
I due imprenditori quando erano entrati nel tunnel dell'usura pensavano che avrebbero saldato il debito in poco tempo. Come tutte le vittime di questo odioso reato. Uno aveva chiesto trentamila euro, l'altro cinquantamila. Soldi che servivano per risollevare le loro aziende. Invece il nodo dello strozzino si faceva sempre più stretto, mese dopo mese aumentavano gli interessi. E serviva denaro, ogni volta che lui chiamava e diceva che era arrivato il momento di pagare. Quando si sentivano pressate le vittime chiedevano aiuto agli amici, qualche volta si approfittavano dei conti correnti dei parenti più stretti lasciandoli all'oscuro di tutto. Anno dopo anno hanno dato a Bianchi tutto quello che avevano, ma il loro debito non si era spostato di un centesimo. Fermo a trentamila e a cinquantamila euro, come quando era iniziato l'incubo.
Quando le minacce si erano fatte più insistenti, i due imprenditori avevano deciso di denunciare lo strozzino. Prima hanno raccontato la loro storia alla guardia di finanza, poi alla magistratura. E il pm Rossella Soffio aveva messo sotto controllo le utenze telefoniche di Bianchi. L'indagine poteva rivelare molte cose ma si era interrotta bruscamente con l'arresto dell'usuraio, perché gli inquirenti avevano avuto paura che potesse fare del male a uno dei due imprenditori. Motivo? Del Dotto gli aveva detto che era indagato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
