Il Tirreno

Resta in cella il padre rapinatore

MASSA Si è avvalso della facoltà di non rispondere il siriano di 43 anni arrestato l’altro giorno insieme al figlio diciassettenne con l’accusa di essere i rapinatori che avevano portato via 2.500...

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MASSA

Si è avvalso della facoltà di non rispondere il siriano di 43 anni arrestato l’altro giorno insieme al figlio diciassettenne con l’accusa di essere i rapinatori che avevano portato via 2.500 da una tabaccheria di Poggioletto, in via Marina Vecchia, minacciando il titolare con una pistola che poi si è rivelata essere un giocattolo. L’uomo, difeso dall’avvocato Dino Del Giudice, resterà in carcere. Il giudice ha deciso di non concedergli i domiciliari soprattutto per la sua pericolosità. I precedenti a suo carico sono davvero molti e quasi tutti pesanti. Il diciassettenne invece resta nel centro dei minori di Genova e anche lui per ora non tornerà in famiglia. I legali proveranno a dimostrare lo stato di indigenza della famiglia per cercare di attenuare la loro posizione.

Padre e figlio sono stati arrestati nemmeno 24 ore dopo il colpo che avevano fatto nella tabaccheria di via Marina Vecchia. Una storia che aveva lasciato un velo di tristezza perché i due hanno fatto la rapina perché avevano necessità di denaro per pagare l’affitto uno e per far mangiare i fratellini l’altro. Il padre non vive più con la mamma del ragazzo, un italiana, da un po’ di tempo. L’ha lasciata e si è rifatto una vita con una romena, dalla quale ha avuto altri due figli. Per il primogenito però ha una predilezione. Tanto che si vedono spesso. Il genitore era già conosciuto dalle forze dell’ordine, il minore invece si è sporcato la fedina penale. Sono stati i precedenti del quarantenne a far scattare le manette ai polsi. E anche l’intuizione dell’Arma: i militari sono partiti dal mezzo usato per la fuga: la bicicletta. E dalla descrizione dei due: uno parlava bene italiano, l’altro decisamente più anziano stentava. Un controllo sugli stranieri con precedenti che avevano figli adolescenti ed ecco spuntare il siriano. Uno che al comando conoscevano bene, anche perché nel 2003 aveva inscenato una clamorosa protesta in tribunale, minacciando di piantarsi un coltello in pancia: sosteneva di essere stato picchiato dalla polizia e voleva giustizia. Così sabato sera sono partite le ricerche nei locali frequentati dai ragazzi massesi.

In una sala giochi c’era il diciassettenne. Poi la confessione.

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