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Caso Iraq: l’accusa chiede cinque pesanti condanne
I pm torinesi nella requisitoria: 8 anni e mezzo per Dazzi , 4 per la Ruffini otto per la ex giudice Donatiello e per gli avvocati Reboa e Lattanzi
CARRARA
Affaire Iraq, la vicenda giudiziaria legata a un intrigo internazionale milionario, con al centro una maxi commessa (mai realizzata) per costruire nell'Iraq di Saddam Hussein una moschea e un centro islamico, è giunta alla sue fasi finali. A processo, per bancarotta fraudolenta aggravata (in concorso) e violazione della legge fallimentare un noto imprenditore del marmo, Paolo Dazzi, la moglie, il giudice Laura Donatiello, la commercialista versiliese Ada Ruffini e due avvocati carraresi: Giancarlo Lattanzi e Rinaldo Reboa.
Ieri mattina, nella IV sezione penale del tribunale di Torino, dopo la requisitoria congiunta dei due pubblici ministeri, Valerio Longi e Andrea Padalino, sono arrivate le richieste di condanna da parte delle pubblica accusa. E sono pesantissime.
Otto anni e sei mesi di reclcusione per l’imprenditore Paolo Dazzi. Otto anni per la moglei di Dazzi, Laura Donatiello, e per i legali Giancarlo Lattanzi e Rinaldo Reboa. Quattro anni per la commercialista di Pietrasanta Ada Ruffini.
Queste le richieste dei due pm torinesi: gli imputati sono accusati, a vario titolo di bancarotta fraudolenta e abuso d’ufficio.
La vicenda Il maxi processo di Torino, che vede sul banco degli imputati personaggi illustri, prende le mosse dal famoso intrigo internazionale, emerso all'inizio del 2008. Una vicenda che partì da Carrara, passò da Bagdad, transitò dal tribunale di Massa e, alla fine, si inabissò in un paradiso fiscale.
Nel mirino della procura torinese finì un supercontrattoper una Moschea a Bagdad - secondo la magistratura falso - e un intreccio di interessi per riuscire ad accaparrarsi 7 milioni e mezzo di euro (questi veri) depositati a Massa, ma, dopo una girandola, destinati ad altri. Un intrigo internazionale che va avanti da 22 anni.Da quando Saddam Hussein pensò di realizzare la Moschea e il Centro Islamico di Baghdad: ma la prima Guerra del Golfo bloccò la commessa, la ditta incaricata dei lavori e della fornitura - un affare da 50 milioni di dollari - la carrarese "Dazzi Pietro fu Enrico" entrò in crisi; ci furono procedure fallimentari, ma anche la cessione di un credito multimilionario dal tribunale a una società inglese, la Server Plus, per poco più di 77mila euro.
Proprio questo passaggio finì al centro di una clamorosa inchiesta della magistratura.Bancarotta fraudolenta aggravata in concorso: fu questa l'accusa formalizzata ai coniugi Paolo Dazzi e Laura Donatiello (quest'ultima avvocato ed ex giudice onoraria del tribunale di Massa) e ai professionisti (i due avvocati e la commercialista) coinvolti nella vicenda relativa al credito multimilionario con l'Iraq, passato dal fallimento della ditta Dazzi (Pietro fu Enrico) a una società inglese, la Server Plus.
Iraq parte civile, chiede 8 milioni di euro Domani saranno formalizzate le richieste.
A rappresentare l'Iraq, come parte civile e danneggiata dalla vicenda, sono gli avvocati Mauro Rubino Sammartano e Luigi Chiappero: ed è già stato quantificato, anche se solo provvisoriamente, il computo dei danni: si parla di un cifra record, che si aggira sui 7/8 milioni di euro.(a.v.)
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