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Carcere, Santacroce rivuole i beni

Carcere, Santacroce rivuole i beni

All’imprenditore, condannato per l’appaltopoli, erano stati sequestrati immobili

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MASSA

Ha chiesto di tornare in possesso dei beni che gli erano stati sequestrati nel dispositivo di condanna per l’appaltopoli in carcere, l’imprenditore Prospero Santacroce. I suoi legali hanno presentato al collegio del tribunale di Massa un pronunciamento della cassazione. In pratica Santacroce ha detto che il giudice che lo ha condannato non ha accolto tutte le richieste del pm Rossella Soffio e quindi parte di quei beni deve tornare a lui.

A giugno 2011 l’imprenditore era stato condannato, con il rito abbreviato, a due anni e sei mesi. Santacroce era accusato di truffa, turbativa di gara e corruzione. Il giudice De Mattia aveva anche deciso la confisca del 50 per cento di alcuni beni (un terreno, una casa e dei titoli). Una sentenza che aveva soddisfatto, almeno nel primo grado di giudizio (visto che sia la difesa sia l’accusa hanno presentato ricorso in appello), i suoi legali (Enrico Panetta e Paolo Bonini), che avevano visto accolta la loro linea difensiva per buona parte dei capi di imputazione. De Mattia aveva dato ragione al pm Rossella Soffio soltanto su cinque contestazioni. Da qui la condanna a trenta mesi. Santacroce è stato giudicato colpevole di corruzione per la gara dei fari, per avere con l'ex direttore del carcere Salvatore Iodice in pratica predisposto una gara del tutto apparente {avendo già fatto predisporre un preventivo dalla ditta Ciesse}. Sempre per la gara dei fari gli è stato riconosciuto il concorso (oltre a Iodice sono coinvolti il contabile della casa circondariale Salvatore Cantone, il funzionario responsabile dell'ufficio operativo del ministero delle Infrastrutture e trasporti Carlo Bernardini).

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