Il dolore
«Stop a cava selvaggia» Ambientalisti in trincea
Italia Nostra & C. chiedono al Parco delle Apuane l’avvio di un’inchiesta Nel mirino le lavorazioni su Tambura, Pizzo d’Uccello e a Equi Terme
MASSA
Che succede sulle Apuane? Gli ambientalisti temono che sulle montagne ci siano situazioni critiche per quanto riguarda la tutela dell’ambiente. Per queste ragioni chiedono all’ente Parco delle Apuane di aprire alcune inchieste pubbliche, per capire cosa sta succedendo sulle nostre montagne e fermare l'uso “sconsiderato” di un bene inestimabile come il nostro territorio.
E' questa la richiesta avanzata ieri mattina dalla sezione di Massa e Montignoso di Italia Nostra, che insieme ad altre associazioni ambientaliste italiane e gruppi di cittadini è scesa in piazza per una mobilitazione contro l'«escavazione selvaggia» del marmo che troppo spesso non rispetta le aree concessionate e le prescrizioni, creando danni ambientali gravi anche alla cittadinanza.
Tre i siti nel mirino di Italia Nostra: il versante massese del monte Tambura (Padulello e Focolaccia), con le rispettive cave, chiuse da anni ma in realtà – sostengono gli ambientalisti – attive o aventi proroga per continuare le attività estrattive; Equi Terme, con la sua cava Cattani Lisciata, che ha ottenuto anch'essa la proroga all'escavazione; le pareti nord del Pizzo d'Uccello, dove le cave Cantonaccio, Col Pelato e Poggio di Sante «lavorano incessantemente».
E secondo chi la natura e la montagna le ama e le segue da sempre, la situazione è drammatica: il crinale della Tambura ha subito modifiche consistenti, e gli abitati vicini sono in pericolo a causa dei ravaneti presenti nel letto dei torrenti; gli olii esausti e la marmettola prodotti dalle cave penetrano nelle cavità rocciose carsiche dell'alta Tambura, e di conseguenza «penetrano nelle sorgenti e cementano ruscelli sotterranei e pozze, come è accaduto al rifugio Aronte, il più antico della catena, oggi privato di una vena d'acqua; e ancora le polveri presenti nell'atmosfera, i rumori assordanti delle lavorazioni, i disagi per il trasporto sui camion dei materiali estratti contrastano con l'attività turistica ed impediscono agli escursionisti l'accesso a sentieri e ferrate».
Da non dimenticare, poi, aggiunge Bruno Giampaoli di Itaia Nostra, «che tutto ciò accade in un'area che recentemente ha avuto il riconoscimento Unesco come geoparco ed è vincolata dal codice del paesaggio perchè situata oltre i 1.200 metri di altezza e sede di antichi ghiacciai, dunque soggetta a vincolo in quanto inserita tra i siti Natura 2000 e di importanza regionale, nazionale e comunitaria, regolata anche dalla direttiva habitat della Cee per ambiente naturale, fauna e flora selvatiche presenti"» Il Parco ha già ricevuto la richiesta delle associazioni ambientaliste. Prossima tappa «se non saremo ascoltati», annunciano gli ambientalisti, la scrivania del procuratore della Repubblica.
Margherita Mazzarella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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