Il Tirreno

Spacciano per nuovo un vecchio brevetto Imprenditori nei guai

Spacciano per nuovo un vecchio brevetto Imprenditori nei guai

Sara e Lorenzo Vannucci finiscono ai domiciliari In carcere il professionista che li ha aiutati nella frode

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MASSA

È stato il nome del commercialista della ditta che aveva ottenuto il finanziamento comunitario a far drizzare le antenne ai finanzieri.

Quel milione di euro richiesto a Bruxelles via Firenze dalla Tesimag srl, impresa carrarina impegnata nella produzione di utensileria lapidea, per comprare un brevetto innovativo - che in realtà era già loro da dieci anni - aveva bisogno di un accertamento. Dai controlli incrociati è venuta fuori la frode e sono scattate le manette per il commercialista Paolo Strano, mentre due dei soci titolari dell’azienda sono finiti ai domiciliari (Sara e Pier Lorenzo Vannucci) mentre un terzo, Nara Maggiani, madre di Sara, è stata iscritta nel registro degli indagati. L'operazione ha portato anche al sequestro di beni immobili, di autovetture e di disponibilità finanziarie di importo pari a 700.000 euro per ciascuno dei tre soggetti tratti in arresto (il commercialista e i due soci). Il provvedimento cautelare (sequestro) ha colpito anche la società coinvolta nell'inchiesta, per lo stesso importo di 700.000 euro, in ragione dell'applicazione della normativa sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, con ciò portando l'ammontare complessivo dei beni da sequestrare a 2,8 milioni di euro.

Indagini. Le indagini sono partite neI 2010, quando le fiamme gialle si sono trovate tra i fascicoli da controllare la richiesta di finanziamento da un milione di euro della Tesimag Srl, con la consulenza di Strano. Da subito, sono state individuate diverse, rilevanti anomalie. Segnalate al sostituto procuratore Rossella Soffio. È emerso che, per beneficiare di finanziamenti erogati nell'ambito del Fondo europeo di sviluppo regionale, la società dei Vannucci ha presentato un piano di investimento per 1,3 milioni di euro, giustificato, tra l'altro, da fatture relative a spese per l'acquisto di un brevetto relativo ad una macchina utilizzata per la lavorazione dei materiali lapidei. Dopo l’acquisizione di documenti, anche attraverso perquisizioni di abitazioni e di sedi aziendali, è stato ricostruito l'articolato sistema di schermatura, realizzato dagli indagati per ottenere e giustificare il finanziamento agevolato.

Il brevetto. In pratica, il brevetto industriale, già di proprietà e nella disponibilità della Tesimag, è stato ceduto, con più passaggi (solo cartolari), a società "fantasma" straniere , per poi ritornare in capo all'originario proprietario. Una prima volta nel 2000 in Uruguay, poi nel 2007 per ben tre volte da Uruguay, Stati Uniti a Gran Bretagna. A ogni trasferimento, il prezzo dell'opera d'ingegno lievitava enormemente, passando da 1.000 euro a un milione di euro, come emerso dalla fattura della società inglese che ha documentato la cessione del brevetto, nell'ultimo passaggio (solo formale), nelle mani degli imprenditori apuani.

Dietro lo schermo delle società straniere, la guardia di finanza ha accertato che c’erano gli stessi imprenditori arrestati, che, anche col ricorso alle prestazioni rese da Strano e da un commercialista lombardo, hanno allestito una complessa trama, per rendere più difficoltosa la ricostruzione, in caso di eventuali controlli.

La rete era una vera e propria ragnatela, sostiene la Finanza: gran parte delle operazioni di compravendita si è svolta anche attraverso l’opera di professionisti riconducibili a società svizzere (con sede a Lugano). Le fiamme gialle hanno trovato due documenti in cui veniva spiegato agli imprenditori quali mosse fare per non essere scoperti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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