Sicurezza
Il fascino della D’Avenza più forte della crisi
I livelli occupazionali mantenuti grazie all’altissima qualità sartoriale «E se si presenta un sarto davvero bravo ed esperto, lo assumiamo subito»
di Maria Corsini
CARRARA
Novanta dipendenti (tra sarti e impiegati), più di 55 anni di esperienza alle spalle: è questo il biglietto da visita della sartoria D’Avenza. Una realtà ormai ben radicata a Carrara e partita nel 1957 quando la ditta inglese “La Simon Ackermann” rilevò la precedente azienda Abital. L’azienda da allora primeggia nella confezione di abiti maschili soprattutto destinati alla distribuzione internazionale negli Stati Uniti. Primato che continua a mantenere ancora adesso, nonostante i tempi di crisi e che l’ha resa, insieme alle concorrenti “Kiton” di Napoli e la “Brioni” di Pescara, uno dei marchi più richiesti a livello mondiale.
Dal 1994 la d’Avenza è portata avanti dall’imprenditore tessile Renato Cecchi e dalle sue figlie. Tanti i nomi soprattutto nel jet set americano vestiti dai sarti apuani. I divi di Hollywood ne sono un esempio, da Marlon Brandon ad Antonio Banderas, da Frank Sinatra a Nicolas Cage per non parlare del mondo politico: sono firmati d’Avenza gli abiti di Bill Clinton e di gran parte dei politici italiani, tra cui anche quelli dell’ex presidente della repubblica, da poco scomparso, Oscar Luigi Scalfaro. Ma la D’Avenza negli ultimi anni è stata anche Official Supplier delle divise formali dei bianconeri della Juventus nella stagione 2010/11. 21 ore di lavorazione a mano che passano attraverso 14 fasi per la realizzazione di una giacca e tre ore per un pantalone con cintura cucita artigianalmente. Questi i tempi della realizzazione di un capo degno del marchio. «Un prodotto ben fatto richiede tempi ben precisi – dice Carlo Tomei – responsabile commerciale dell’azienda – per questo noi siamo alla costante ricerca di sarti bravi ed esperti e sempre pronti ad assumere personale qualificato. La qualità richiede tempi lunghi e manodopera preparata, soprattutto per abiti su misura. La maggior parte della nostra clientela vuole abiti personalizzati e realizzati ad hoc». Tra i capi di successo che hanno ormai conquistato il grande pubblico ritorna il British Warm, mitico cappotto della cavalleria inglese già proposto dagli Ackerman, prima a Londra, nel Chetershire e poi a Avenza. Il soprabito, infatti, ormai simbolo della ditta , nato come cappotto militare in lana melton di elevata pesantezza, poi riproposto in puro cashmere repellente all’acqua nella collezione 2010 adesso torna alla ribalta anche per l’autunno-inverno 2013.
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