La manifestazione
La Bm svende sei navi per pagare le banche
Dopo il fallimento una parte della flotta è stata liquidata a prezzo di rottame Adesso passa nelle mani del gruppo Eximius di Singapore per 16,7 milioni di euro
di Alessandra Vivoli
CARRARA
La Bm Shipping prova a rialzare la testa, e, dopo il fallimento, a onorare i debiti (in totale ammontano a 108 milioni di euro) con le banche.
Per farlo, sabato scorso (sotto la regia del curatore della procedura fallimentare, il commercialista Giorgio Dell’Amico) è stato firmato il Moa, ossia il contratto preliminare per la vendita, a rottame , di sei navi della flotta Bm: la Hope (costruita nel 1970), la Freedom (1980), la Defender (1981), la Adventure (1982), la Intrepid (1983) e la Pride (1983).
Una vendita in blocco, che frutterà all’azienda carrarese 10 milioni e 480mila dollari, circa 16 milioni e 700mila euro. Un po’ poco, se si pensa che le stesse navi furono acquistate dal gruppo apuano nel 2007 per circa 100 milioni di dollari (circa 77 milioni di euro). Ma un po’ di più rispetto al prezzo fissato a tonnellata nel concordato preventivo: si parlava di 424 dollari euro, si è arrivati, col fallimento, a 462.
L’acquirente del pezzo di flotta della Bm è il gruppo di Singapore Eximius che ha comprato le 6 navi per la demolizione: secondo i siti specializzati verranno spiaggiate ad Alang.
Il 20% del ricavato dalla vendita sarà accreditato in tempi strettissimi sul conto relativo alla procedura fallimentare. Il restante 80% , a saldo, verrà invece pagato al momento del decreto di trasferimento del giudice, nel giro di una decina di giorni.
Con questa vendita, a rottame, di una buona parte della sua flotta la Bm prova a tamponare i debiti: tutte le navi, infatti, sono sotto ipoteca giudiziaria da parte di istituti di credito. Che, lo ricordiamo sono: la Monte dei Paschi di Siena, la Cassa di risparmio di Carrara, di Spezia e di Lucca, e Unicredit.
Restano ancora da liquidare altre due navi: la Explorer, sotto sequestro presso un cantiere cinese, e la Warrior. L’obiettivo adesso, annuncia il curatore della procedura fallimentare, è di non vendere queste navi “a rottame”, ma in continuità: il tutto per una trattativa che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe fruttare 9 milioni di euro. Un’iniezione di liquidità con cui il gruppo carrarese, per prima cosa cercherà di sistemare i rapporti con gli istituti di credito. Poi si affronterà anche il problema della ristrutturazione di un ramo dell’azienda.
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