Il Tirreno

Chiese lesionate, stop fino a domenica

Chiese lesionate, stop fino a domenica

Settimana di sopralluoghi per una decina di luoghi di culto danneggiati in maniera non grave dal terremoto

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di Andrea Bonatti

MULAZZO

Sarà una settimana di sopralluoghi nelle tante chiese della Lunigiana danneggiate dal sisma di venerdì scorso. Una settimana per valutare i danni e capire se e quali luoghi di culto poter riaprire ai fedeli già da domenica prossima. Sono almeno dieci gli edifici convolti: nel Comune di Mulazzo a Castagnetoli, Canossa, Montereggio, Busatica, Pieve, Pozzo e nel capoluogo, a Malgrate nel Comune di Villafranca e a Ceserano e San Terenzo Monti nel Comune di Fivizzano. Quando raggiungiamo Don Luca Franceschini, responsabile dei beni culturali per la regione Toscana, ha appena acceso il suo computer per fare un punto della situazione. «C’è tanto lavoro indubbiamente — dice il religioso — e da mercoledì partiremo con i sopralluoghi sulle chiese in cui sono stati individuati lesioni o intonaci pericolanti. Domani mi incontrerò con la Soprintendenza per stabilire delle linee guida di intervento e confrontare i dati che abbiamo in mano. Fortunatamente non abbiamo notizia di danni gravi alle strutture, ma piuttosto di lesioni in punti delicati, come nelle parti di contatto tra le chiese e le canoniche, che quindi non mettono a rischio la stabilità ma vanno comunque esaminati con cura. Ci aspettiamo di dover rimettere in funzione più che altro degli aspetti di muratura». Nonostante siano ben otto le chiese sotto la lente di ingrandimento nel suo Comune, il sindaco di Mulazzo Sandro Donati si mostra ottimista. «Io credo che in settimana avremo risolto tutto - spiega - o quantomeno avremo finito i nostri approfondimenti e a meno di brutte sorprese le Messe si svolgeranno normalmente domenica prossima. Abbiamo notizia di calcinacci caduti e qualche fessura, ma non crediamo che queste interagiscano con l’interezza delle strutture: comunque a metà settimana avremo un quadro definitivo». Sott’occhio soprattutto San Martino in località Pieve, un gioiellino con una storia millenaria e un arco a sperone in pietra arenaria che la tiene in piedi da secoli fungendo da puntello per il campanile. La chiesa di Gavedo invece è chiusa ormai da mesi e così resterà, in attesa dei fondi per il restauro. Una parola che oggi fa paura: pochi i fondi che arrivano dallo Stato e dai privati. «Trattandosi di opere d’arte i restauri hanno un certo costo - illustra Don Luca - significa andare da un professionista, redigere un progetto e poi cercare i fondi per attuare l’intervento. Insomma sarebbe una lunga attesa, basti pensare che quest’anno abbiamo ricevuto dallo Stato i soldi per gli interventi segnalati nel 2005-2006. Oltretutto oggi non c’è più quella copertura del 30-40% da parte del Ministero per i beni culturali come avveniva qualche anno fa, e anche le Fondazioni non aiutano più come un tempo. La crisi si fa sentire anche sotto questo aspetto». D’altra parte esistono anche esempi di come i fedeli da soli riescono a badare alla manutenzione delle proprie chiese. «Alcuni piccoli paesi riescono ad avere chiese tenute benissimo grazie agli aiuti degli emigrati che, un esempio è Ugliancaldo nel comune di Casola, ma è un caso raro per quanto virtuoso».

«Il primo sopralluogo a Malgrate è stato positivo - dice il sindaco di Villafranca, Pietro Cerutti - si sono staccati dei piccoli pezzi dalla volta che domani esamineremo più a fondo. Lo stesso faremo a Fornoli perché anche da lì abbiao avuto segnalazione di danni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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