La manifestazione
Due edifici antichi e ricchissimi di storia e di arte
di Chiara Sillicani MASSA Entra con la sicurezza di chi si muove in un luogo che conosce bene, cammina e lascia impronte su un pavimento che è solo polvere. Pochi passi e un cumulo di macerie....
di Chiara Sillicani
MASSA
Entra con la sicurezza di chi si muove in un luogo che conosce bene, cammina e lascia impronte su un pavimento che è solo polvere. Pochi passi e un cumulo di macerie. Don Lorenzo Corradini le osserva, con sguardo fisso, alza gli occhi al cielo, a quella breccia aperta nel tetto e allarga le braccia. Niente disfattismo, niente rassegnazione, ma la consapevolezza che per risistemare la chiesa di San Martino ci sarà da fare parecchio. Una stima - ammette - ancora non l’ha fatta, ma di lavoro da fare ce n’è tanto. E tanto lavoro significa tanti soldi.
Parroco di Borgo del Ponte da 6 anni e mezzo, Don Lorenzo la sua chiesa la conosce bene e i danni può elencarli uno ad uno: la volta crollata, la crepa poco dopo l’entrata, la fessura che si è aperta all’esterno dell’edificio. Quei danni li mostra ai vigili del fuoco, a Fabrizio Brizzi, assessore ai lavori pubblici, all’ingegner Francesco Cecati, della Soprintendenza. Quando la volta cede, venerdì, sotto la forza di un terremoto di magnitudo 5,4, lui in chiesa non c’è, arriva pochi minuti dopo e si trova di fronte a due donne terrorizzate: «Erano all’interno, un’anziana in preghiera e un’organista (Barbara Morelli), sono riuscite a fuggire, ma erano sconvolte». Perchè se hai fede un luogo più sicuro di una chiesa non c’è e sentirti travolto tra le sue mura ti lascia allibito. Adesso don Lorenzo pensa al futuro e quando gli chiediamo di fare un appello, lui si rivela lungimirante e non si limita all’ora e al qui. La chiesa è l’anima di una borgata e lui chiede che a quell’intera borgata si volga lo sguardo: «Massa ha dimenticato Borgo del Ponte e Santa Lucia, non ricorda più che sono il nucleo storico della città. Il borgo ha avuto - e la sua è la perizia dello storico - grande centralità fino all’800 quando è crollato il ponte a schiena d’asino. Da allora è rimasto isolato». Anche oggi, nel suo parco abbandonato, nell’addio che Borgo Ponte ha dovuto dare ai vecchi piastroni stradali, in una viabilità inefficiente. Un modo per dire: l’amministrazione non si dimentichi di noi. Nè ora, nè poi. Di fronte ad una chiesa ferita: «Siamo certi che l’edificio esiste dal 1596, qui accanto però sorgeva un ospedale medioevale - racconta Don Lorenzo - Forse già allora la chiesa c’era, poi è stata spostata. Inizialmente non aveva campanile, aggiunto in un secondo tempo». E forse proprio quel campanile «oscillando ha pesato sulla volta che ha ceduto».
Adesso c’è da pensare, al borgo, alla sua chiesa, alle opere che ospita. Con Don Lorenzo c’è Laura Briganti, una restauratrice. Spera di potere portare via al più presto le opere d’arte per metterle al sicuro, al museo diocesano. Per fortuna il bel crocifisso in cartapesta non è al suo posto, a pochi passi dalla volta crollata. «E’ in corso il restauro, in un laboratorio di Massarosa» spiega Don Lorenzo, quasi rasserenato. Perchè quel Gesù, che tutti i pontesi conoscono, pare sia attribuibile a Pietro Tacca. Un dolore pensarlo sotto le macerie. Poi il parroco guarda l’altare: «Io - e vince l’ottimismo -là mi sentirei al sicuro. Forse possiamo farcela. Forse non ci sono danni strutturali». E presto Borgo ponte riavrà la sua chiesa.
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