Il Tirreno

«Basta, io ho già chiuso»

Lo sfogo di un idraulico: settore in ginocchio, Eni e Enel fanno concorrenza sleale

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di Alessandra Vivoli

CARRARA

«Faccio l’idraulico da 33 anni. O meglio, facevo. Da mercoledì ho chiuso tutto. Ho 66 anni, non ce la faccio più, e non posso nemmeno permettermi di andare in pensione».

Parla al microfono, Fabiano Guidarelli. E nella sala gremita della Camera diCommercio, dove sono riuniti più di cinquecento fra piccoli imprendiotri, commercianti e artigiani, per dire “basta” ai difficili rapporti con il credito, alla burocrazia e alla concorrenza sleale, cala il gelo. Accanto al tavolo delle associazioni (ci sono tutte quelle di categoria, da Cna a Confesercenti, da Confartigianato a Coldiretti, fino aConfapi e Legacoop) c’è il cesto pieno di chiavi: quello che simbolicamente verrà consegnato, poche ore più tardi, al prefetto, insieme a un documento sulla crisi economica del settore. Ma l’idraulico che ha preso la parola nel corso dell’assemblea alla Camera di commercio, la chiave della sua ditta l’ha già consegnata.E per davvero.

«Ho lavorato in più di 100 appartamenti a Carrara, fino al 2001 le chiamate erano continue, non ci si poteva lamentare - spiega Guidarelli - Poi c’è stato un calo, ma ho cominciato ad essere impegnato nella zona di Forte dei Marmi, mi cercavano i russi, per le piscine delle loro ville. Poi sempre meno clienti, sempre meno lavoro. Alla fine ho dovuto chiudere. E pensare che nel 2013, l’anno prossimo, sarei dovuto andare in pensione, mi ero già immaginato tutto. E invece devo ancora fare i conti con mille difficoltà».

E’ un racconto pieno di emozione, autentica, quella di Fabiano. E termina con una denuncia precisa.

«Non lo dico per me, ma per tutti quelli, giovani, che stanno lavorando, con tanti sacrifici - conclude - Bisogna alzare la testa e avere il coraggio di dire basta alla concorrenza sleala che arriva da Eni e Enel. Non potrebbero fare lavori, dopo il contatore, ma in realtà succede tutto il contrario, e lo vediamo ogni giorno. Alla fine, per esasperazione molti di noi scelgono di diventare loro operai, ma non è questa la strada giusta. Così il settore muore».

Quella dell’idraulico, che ha chiuso i battenti della sua ditta pochi giorni fa, è una delle tante storie della crisi che sta vivendo la provincia apuana .

I segnali, di quanto il commercio, l’artigianato e le piccole imprese, siano davvero colpiti al cuore, si vedevano a colpo d’occhio ieri mattina, davanti alla Camera. Due camion parcheggiati, qualche trattore, e, soprattutto, un fiume di gente. Si conteranno poi cinquecento persone, stipate poi nella sala di rappresentanza. Tutti quelli venuti per aderire alla protesta del “basta” lanciata dalle associazioni. I discorsi istituzionali sono stati ben pochi. A parlare è stata la gente. I diretti interessati. Quelli che la difficoltà del quotidiano la vivono sulla propria pelle.

La nautica in ginocchio: fatturati crollati del 70%.

«Quando il mio settore si è insediato qui in provincia sembrava ci fossero tutti i presupposti giusti: lo sbocco al mare, gli spazi, la viabilità e il progetto del porto turistico. Tutte queste cose sono venute meno: la crisi ci sta mettendo in ginocchio». A parlare è Carlo Alberto Tongiani, della nautica Palagi, un’azienda che si occupa di manutenzione, rimessaggio, assistenza e vendita barche, fino a 20 metri.

«Per quel che riguarda la vendita il fatturato negli ultimi due anni è crollato del 70% - ammette Tongiani - Potrebbero esserci delle maggiori prospettive con il refitting delle imbarcazioni, ma i prezzi di alaggio applicati all’interno del nostro porto sono troppo alti, non ci permettono di essere concorrenziali. Una volta che presentiamo i preventivi si perde il lavoro. E pensare che c’è tutta una schiera di maestranze, artigiani che così rischia davvero il collasso».

Agricoltura in difficoltà: dito puntato contro l’Imu.

Sono arrivati col trattore. Per dire la loro. «Non siamo abituati a parlare in pubblico - dice Paolo Caruso, imprenditore agricolo di Romagnano - Il fatto è che non ce la facciamo più: ci hanno pure messo l’Imu sui terreni agricoli, e il fatturato è sceso del 40%. Senza contare la concorrenza sleale dei prodotti a basso costo, spacciati per italiani: da pomodoro al formaggio, passando per la frutta. Per noi le difficoltà aumentano di giorno in giorno. Siamo allo stremo».

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