Sicurezza
Cave, camion fermi paura di atti vandalici
Presidio di scioperanti alla rotatoria di Miseglia, qualche tensione I cavatori non si sono visti, ma hanno dato per telefono la loro solidarietà
di Luca Borghini
CARRARA
Ieri l’autotrasporto del marmo era fermo: autisti che non si sono mossi, a quanto sembra per timore di vandalismi come quelli che si sono registrati nei giorni scorsi ad alcuni camion (gomme tagliate più che altro), nell’ambito dello sciopero indetto dalla Fiap. Difficile quantificare i dati precisi, sapere se e in quael numero ci sono stati camionisti del marmo iscritti a Cna e Confartigianato che hanno scioperato ribellandosi alle due associazoni, le quali comunque ritengono che il non viaggiare sia stato dettato in larga parte proprio dalla paura di trovare danni ai loro mezzi.
Intanto, ieri c’è stato un presidio alla rotatoria della strada dei marmi a Miseglia bassa. Un gruppetto di autisti infreddoliti, a riscaldarsi davanti a un bidone in cui hanno acceso il fuoco con della legna trovata nel vicino bosco. E’ nel luogo dove sorgeranno le pese che si consuma l’ultimo atto dello sciopero. Un luogo che è stato scelto per portare la protesta ai piedi delle cave.
Il picchetto è iniziato alle prime ore del mattino per intercettare i primi, eventuali, mezzi pesanti diretti in cava; ma non si è visto nessuno. Solo qualche macchina e qualche fuoristrada. I camionisti sfogano «tutta la rabbia» e la preoccupazione per un settore, il loro, che «ogni fine del mese -dicono – vede i conti sempre più in rosso tra gasolio e assicurazioni». Sanno che comunque vada l’incontro a Roma, ieri era l’ultimo giorno di sciopero, da lunedì si ricomincia a lavorare. «Ma se da Roma non arrivano risposte tra 30 giorni lo sciopero sarà ad oltranza».
Solidarietà dei cavatori.
Al presidio avrebbe dovuto partecipare anche una delegazione dei cavatori ma alla fine la solidarietà è arrivata per telefono. «Sono pronti a scioperare anche i cavatori con noi! Anche loro capiscono i nostri problemi», esulta il gruppetto di autisti.
L’unico episodio di tensione si è verificato nella prima mattinata con alcuni mezzi di una ditta di fuori provincia.
Alla fine ha prevalso il buon senso: i mezzi sono stati fatti passare per raggiungere le cave e non ci sono stati incidenti.
I rincari che non fanno dormire
Nella piattaforma della protesta degli autotrasportatori al primo punto c’è il caro gasolio. La prima voce di spesa per ogni ditta di autotrasporto, ma a Carrara ci sono altre voci che fanno infuriare gli autisti, a partire dal caro assicurazione. Ieri mattina al presidio a Miseglia abbiamo ricostruito le spese medie per la gestione di un camion per il trasporto scaglie.
La prima voce è il gasolio. Per “arrampicarsi” sulle cave, i bisonti della strada hanno bisogno di un pieno di carburante ogni due giorni per garantire 5-6 viaggi al giorno. Totale: 500 euro. Calcolando 20 giorni di lavoro al mese, in un anno si spende di solo gasolio 60mila euro.
Poi c’è da aggiungere l’assicurazione che può arrivare anche a 10mila euro per u n mezzo pesante.
La manutenzione: altri 4-5mila euro. I freni e le gomme: quasi altri 10 mila euro. Un costo di manutenzione molto alto per gli autotrasportatori di Carrara, d’altronde l’usura di mezzi, salendo ogni giorno in cava, è molto più alta rispetto a chi lavora, ad esempio, facendo viaggi in autostrada.
E il guadagno? Si viaggia per 3-4 euro la tonnellata per le scaglie e il doppio per i blocchi. «A queste cifre diventa veramente difficile mandare avanti un’ azienda».
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