Finanza
Carrara, mille imprese costrette a chiudere
Ecatombe di imprese a Carrara e c’è anche chi è stato costretto a licenziare il figlio per far fronte alla crisi. Tante storie, tanta disperazione tra i 350 e più imprenditori in protesta
Ecatombe di imprese a Carrara e c’è anche chi è stato costretto a licenziare il figlio per far fronte alla crisi. Tante storie, tanta disperazione tra i 350 e più imprenditori che stamani hanno partecipato a Carrara, alla Camera di commercio, alla protesta delle aziende apuane organizzata da Cna, Confartigianato, Confcommercio, Legacoop, Confavi e Coldiretti. In un cestino davanti al tavolo dei relatori, c’erano simbolicamente le chiavi di mille e più aziende che nel 2011 sono state costrette a chiudere nella provincia di Massa Carrara.
E non si è salvato nessuno: installatori, idraulici, edili, balneari, estetisti, professionisti, operatori turistici, carrozzieri, autotrasportatori, agricoltori, barbieri, orafi, tassisti. Le «chiavi» sono state poi consegnate al prefetto Giuseppe Merendino da una delegazione composta dai presidenti delle varie associazioni e cooperative che ha raggiunto Palazzo Ducale dopo la manifestazione. Fuori della camera di commercio era parcheggiati camion, furgoni, ruspe e trattori.
Sul tavolo degli «imputati» che secondo le associazioni di categoria avrebbero sancito il de profundis la politica, la stretta creditizia, eccessiva pressione fiscale, burocrazia, lavoro irregolare, incapacità degli amministratori locali. Sintomatica la storia raccontata da Guido Nicoli, idraulico di Carrara che ha detto di aver licenziato il figlio apprendista che aveva assunto per insegnargli il mestiere perchè non riusciva a pagare le tasse.
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