La manifestazione
Imu, verso una stangata sulle case sfitte
Un aumento delle aliquote sugli immobili non abitati porterebbe 1,5 milioni di euro alle casse comunali
di Claudio Figaia
MASSA. Torna l’Ici sulle prime case, si trasforma in Imu e aumenta, così come aumenta l’Ici (ora Imu) su seconde abitazioni e altre tipologie di immobili (capannoni, negozi, terreni ecc.). E’ uno dei capisaldi della manovra Salva Italia del governo Monti.
Ma quali saranno gli effetti per il Comune e per i suoi cittadini? Lo ha spiegato ieri in consiglio comunale l’assessore al Bilancio Alessandro Volpi. Con una dettagliata relazione, da cui si ricavano almeno due-tre cose importanti. La prima è che la manovra Monti si traduce - questi i calcoli dell’assessore – in un taglio delle risorse di circa 1,8 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi al taglio di 3,4 milioni già subito nel 2010-2011.
La seconda è che l’introduzione dell’Imu , e con essa, il ritorno dell’Ici sulla prima casa, non porterà benefici alle casse comunali. «L’impianto normativo fa sì che il Comune svolga di fatto le funzioni di esattore per conto dello Stato», spiega Volpi. In altre parole: il maggior gettito dell’Ici-Imu prima casa incassato dal Comune verrà decurtato dal fondo di riequilibrio e così la metà del gettito su tutto ciò che non è la prima abitazione.
C’è però un modo – ed è questo il terzo fatto rilevante – per aumentare gli introiti di palazzo civico. Quello di agire sulle aliquote sugli immobili che non costituiscono abitazione principale per i quali l’aliquota base è del 7,6 per mille e che può essere aumentata o diminuita del 3 per mille.
Ebbene, questa possibilità – peraltro non certa, perché c’è «un problema interpretativo della norma», ha rilevato l’assessore al Bilancio – potrebbe essere applicata alle case sfitte. Che sono tante, tantissime: oltre 7mila, (secondo stime risalenti al 2005).
«Se sarà riconosciuta al Comune la potestà di modulare queste aliquote, cosa che non è ancora chiara – ragiona Volpi – un aumento delle aliquote sulle case non affittate e non abitate produrrebbe, anche in virtù degli aumenti dei coefficienti di rendita, un gettito assai consistente. Se l’aliquota verrà portata al 10,6 per mille, gli incassi per le casse municipali saliranno attorno ai 6 milioni di euro di cui al Comune rimarrebbero, sottratto quanto verrà ri-trasferito allo Stato, circa 1,5 milioni di euro». In altre parole, Volpi la butta là: il municipio ha bisogno di soldi, può ottenerli aumentando l’Imu sulle seconde case sfitte riuscendo così, magari, a ridurre l’imposta sulle abitazioni affittate. Un’ipotesi di lavoro, non una scelta dell’amministrazione, si affretta a specificare l’assessore: «Le scelte spettano alla politica».
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