Il Tirreno

Frane e smottamenti il calvario della montagna

Frane e smottamenti il calvario della montagna

Il nostro viaggio da Casette alla città tra decine di restringimenti di corsia Il tratto più a rischio via Bassa Tambura, lì non prende neppure il cellulare

3 MINUTI DI LETTURA





di Chiara Sillicani

MASSA

Se abiti in montagna lo hai messo in conto: per fare la spesa, andare dal medico, raggiungere il lavoro ti serve un po’ di tempo. Peccato, però, che spesso di tempo ne serva troppo. E,se sulla tua strada becchi frane ogni due per due - come si dice - smottamenti, restringimenti di carreggiata, beh, allora arrivare in centro diventa una bella impresa.

Il nostro viaggio. Provare per credere. E noi ci abbiamo provato. Abbiamo raggiunto Casette e dal paese siamo scesi fino in città. Risultato? Una ventina di minuti per raggiungere la frazione delle Capannelle e pericoli dietro l’angolo. Insomma, con la macchina devi davvero cavartela, perché se non sei abile con manovre e slalom, rischi grosso. Casette è disteso tra il verde, assolato, pacioso. Lo abbandoniamo lentamente e, sorpresa, primo smottamento: lato mare un cordolo in cemento delimita l’area off limits e restringe la strada. Difficile transitare con due auto, tanto più che chi vive da quelle parti - senza dimenticare che probabilmente lavora alle cave - viaggia spesso su quattro per quattro. Un tornante e ti ritrovi davanti a grossi blocchi di cemento, sono loro a reggere la strada ceduta alla curva sopra. Indispensabili, certo, ma ingombranti. Attenzione a tirare un sospiro di sollievo: le frane sono ancora in agguato. Subito dopo il cimitero, ecco un nuovo cordolo che corre per una decina di metri: l’asfalto dà segni di cedimento, meglio evitare che il peso di un’auto gravi in quel tratto. Impossibile chedue auto riescano a passare.

E non è finita qui: il bello deve ancora arrivare.

L’odissea via Bassa Tambura. Raggiungi l’incrocio con via Bassa Tambura: due massi per terra, con tanto di transenna di protezione, ti avvisano che l’impresa non è finita. Tutt’altro: da lì in poi la situazione peggiora e non solo perchè gli smottamenti si fanno più importanti, ma perchè qualsiasi cosa di accada, da lì alle Capannelle non puoi contare sul cellulare. Morto. Superi Canevara e ti trovi davanti una fila di cartelli: strada sdrucciolevole, limite dei 20 chilometri, divieto di sorpasso. La strada, sul lato destro, è stata letteralmente inghiottita dal monte.

L’area è delimitata, la careggiata stretta, tanto più che, pochi metri oltre, sul lato opposto, grossi blocchi di cemento tentano di contenere il monte, all’altezza del vivaio provinciale. E’ il caos: corsie ristrette da entrambe le parte, un rebus capire chi debba dare la precedenza a chi. Poco più avanti il versante cede, altri blocchi e un semaforo. Che, purtroppo, complica la vita agli automobilisti. Perché i due impianti non sono alle estremità del tratto interessato dalle frane. Una fascia rimane esclusa e via libera a zig zag . C’è da tenere gli occhi ben aperti perchè anche un piccolo tamponamento, di quelli che ti rovinano solo il fanalino posteriore, diventa un problema se il telefono non prende e tu non puoi neppure contattare casa. E non è finita: in quel tratto ai blocchi e alle frane si aggiungono le auto di chi è in coda alla fonte, poco dopo Canevara. Se ce la fai ad arrivare in città - a parte la rabbia che ti consuma lo stomaco - devi ricordati che qualche ora dopo la trafila ti tocca nuovamente. Per tornare a casa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa