Attenzione
«Noi non molliamo» E i Tir vanno in corteo
La protesta dei camionisti scende in strada: un serpentone di 50 mezzi ha sfilato a passo di lumaca lungo le strade, da Marina a Montignoso
di Claudio Figaia
e Alessandra Vivoli
MASSACARRARA
Un corteo di una cinquantina di camion, a colpi di clacson, vere e proprie trombe in questi bisonti della strada, e a passo di lumaca, ha sfilato da Marina di Carrara a Montignoso. Sull’Aurelia, all’andata. Sul lungo mare, al ritorno.
Un lungo serpentone, che a percorre quella manciata di chilometri ci ha messo oltre tre ore. Una manifestazione “dinamica” (così l’hanno chiamata le forze dell’ordine che hanno scortato i tir) in segno di protesta, per far sentire, non solo nel presidio che ormai da tre giorni staziona davanti al porto, ma in tutta la città, la propria voce contro il caro gasolio e la manovra dle governo Monti. Prima di partire, poco dopo mezzogiorno, c’era qualche preoccupazione, il timore di reazione da parte degli automobilisti. Insomma, avevano paura di essere mandati a quel paese. Non si aspettavano gli applausi.
«La gente capisce la nostra esasperazione - spiegano Fabio Furru di Sassari e Enrico Saggi di Lucca - Stamattina (ieri per chi legge ndc) siamo andati al casello dell’autostrada e in pochi minuti abbiamo distributio centinaia di volantini. La verità è che non ce la facciamo più, non stiamo protestando per nulla: e alla fine questa è la verità che passa».
«Noi col prefetto abbiamo preso un impegno concreto, a tenere fuori la violenza dal nostro presidio - incalzano Giovanni Reori e Pietro Muscas - Nessun vandalismo, nessuna gomma tagliata: noi lo chiediamo gentilmente ai colleghi di fermarsi. Ma è giusto che si faccia qualcosa per questa categoria: negli ultimi sei mesi hanno chiuso 3mila imprese dell’autotrasporto, sono fallite. Adesso o ci ascoltano o restiamo qui. Noi non molliamo».
«Anche le nostre mogli, le nostro famiglie - continua Fabio Furru - ce lo dicono: andate avanti. E questo ci dà davvero tanta forza».
Insomma una protesta organizzata, con l’appoggio delle famiglie, che ha fatto del piazzale antistante al porto un quartier generale. Qui dormono una trentina di autotrasportatori, ormai da lunedì. Hanno intenzione di rimanerci, come stabilito a livello nazionale dalla Fiap Trasportounito, fino alla mezzanotte di venerdì. «Dopo vedremo cosa fare - dicono - dipende dalle risposte che ci daranno». Le storie che si incorciano, davanti al varco a levante dello scalo marinello, davanti alla sede della Porto spa, sono tante. L’’obiettivo uno solo: «Non fare più viaggi sotto pagati - dicono i camionisti dal presidio - avere i costi minimi, e i nostri diritti garantiti».
Il corteo Arrivano in centro, a Massa, quando è ora di pranzo, annunciati dalle volanti della polizia e dalle loro trombe azionate a ripetizione. E bloccano il traffico. Dietro ai bisonti della strada si forma una lunga coda di auto. Quando la testa del corteo dei Tir arrabbiati si affaccia in piazza Liberazione, il serpentone di auto si snoda dietro fin quasi a Romagnano.
Qualcuno si attacca al clacson esasperato, ma tutto fila via liscio. Anche perché a quell’ora, complice l’uscita anticipata dei ragazzi in molti istituti cittadini causa terremoto, il traffico non è particolarmente congestionato.
Sempre marciando a velocità ridottissima, i Tir attraversano la città, raggiungono Montignoso e iniziano il ritorno indietro.
La missione “facciamoci sentire” è compiuta. Ma non è finita: sabato di nuovo camion in strada, stavolta saranno di scena quelli del trasporto marmo, mobilitati dalla Fita Cna. «Saremo 300», annunciano gli organizzatori. Automobilisti avvertiti.
L’attacco alla Fita Cna «Mio nonno è stato presidente di Cna per 15 anni, io sono associato alla Fita, ma non ho paura a dire che in questo momento non sta tutelando gli interessi della categoria».
L’attacco, frontale, arriva da Luca Maggiani, 32 anni, carrarese, uno fra i più giovani autotrasportatori qui al presidio.
«Una volta non era così - spiega - adesso le cose sono cambiate, non ci sentiamo sostenuti dalla nostra stessa associazione. E la gente continua a viaggiare sotto tariffa, senza che nessuno intervenga. Hanno fatto uscire i camion da Omya scortati dalle forze dell’ordine, e quelli non hanno ilo costo minimo garantito. Cosa fa la Fita?»
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