La manifestazione
By pass sotterraneo per ridare il metano
La Snam ha chiesto un incontro con prefetto e sindaco per realizzare il progetto ed eliminare il problema carri bombolai
di Gianluca Uberti
TRESANA
Ancora nessun dissequestro dell’area devastata dall’esplosione del metanodotto in località Mulino di Barbarasco. Pertanto, la situazione non si sblocca e se al cosiddetto “uomo della strada” magari interessa poco questa questione, visto che il gas nelle case è tornato grazie ai carri bombolai, stesso discorso non può essere fatto per le cartiere di Gassano e Monzone nel fivizzanese, la cui attività è ancora ferma, mettendo a rischio cassa integrazione i circa ottanta dipendenti.
Infatti, non sembra essere proprio una cosa facile fare arrivare ulteriori nove carri bombolai, che altro non sono che enormi camion dotati di centinaia di bombole rosse, che vengono poi collegate al metanodotto, per alimentare le due cartiere.
E che i problemi non manchino anche con i nove carri bombolai già in azione lo conferma il sindaco di Tresana, Oriano Valenti, raggiunto telefonicamente, il quale spiega che «la situazione non è proprio di facile gestione in località le Grazie di Portovenere, dove la Snam rifornisce i carri bombolai».
È per questo che proprio ieri i vertici della Snam hanno chiesto un incontro con il prefetto Giuseppe Merendino, «incontro - aggiunge il primo cittadino di Tresana - la cui funzione è accelerare le pratiche burocratiche, attraverso procedure d’urgenza, per giungere alla realizzazione di un by pass sotterraneo nella rete del gas metano, una soluzione indispensabile ad escludere l’utilizzo, decisamente difficoltoso, dei carri bombolai».
L’incontro dovrebbe essersi svolto nel tardo pomeriggio di ieri, mentre, sempre ieri, il perito nominato dal Tribunale di Massa si è recato ancora sul luogo del disastro per un nuovo sopralluogo. Inoltre, Valenti ha fornito il numero di conto corrente postale da intestare al Comune di Tresana per aiutare economicamente gli abitanti del Mulino maggiormente colpiti dalla spaventosa fiammata di mercoledì 18 gennaio.Nello spazio riservato alla causale occorre scrivere «emergenza esplosione metanodotto», mentre il numero di conto corrente postale è il seguente: 1003499504.
Ricordiamo che un primo, autorevole diniego al dissequestro era giunto nel primo pomeriggio di lunedì scorso a seguito del sopralluogo nell’area del procuratore capo Aldo Giubilaro, che era affiancato dal sostituto procuratore Rossella Soffio, dal perito Marco Carcassi della facoltà di ingegneria dell’Università di Pisa, dal comandante provinciale dei vigili del fuoco, Crescenzio Di Censo, e da diversi tecnici di Eni e Snam.
Ma per quanto tempo ancora andrà avanti una situazione che non può che portare inquietudine (si pensi ai mega camion carichi di gas in giro per le nostre strade) e un rischio reale per le prospettive di ottanta famiglie? Come era prevedibile, non era in grado di fornire risposte immediate Giubilaro, che affrontavamo “a caldo” proprio mentre usciva dall’area sotto sequestro: «Il proseguimento del sequestro - sottolineava - ci serve per effettuare gli accertamenti del caso, accertamenti che svolgeremo nel più breve tempo possibile, ma che devono essere anche i più completi possibile, affinché non vi sia alcuna lacuna nell’inchiesta. Pertanto, comprendo le esigenze delle due cartiere, ma il caso non è di così semplice risoluzione come può apparire e occorre fare piena luce».
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