Il Tirreno

«Si lavora, a fine mese tasche sempre vuote»

«Si lavora, a fine mese tasche sempre vuote»

Le storie dei camionisti che protestano al porto e all’Omya: fra caro gasolio e altre spese, se il governo non ci viene incontro qua si chiude tutti

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di Cinzia Carpita

CARRARA. Hanno mogli, figli, famiglie da mantenere. Ogni giorno macinano chilometri in su e giù per l’Italia, per trasportare merci. «Ma non ce la facciamo più a sostenere i costi di questo lavoro. A fine mese non ci rimane più nulla in tasca».

I camionisti in sciopero che aderiscono alla protesta indetta dalla Fiap Trasportounito, ieri si sono divisi fra quelli che da lunedì stazionano davanti al varco di levante del porto (senza blocchi stradali, ma invitando i camion in transito a fermarsi) e che hanno parcheggiato i propri mezzi nel piazzale di viale Colombo-Da Verrazzano; e quelli che ieri hanno fatto la loro protesta nel parcheggio dell’Omya. La protesta ha così coinvolto anche il settore marmo, in particolare il trasporto scaglie e la produzione di carbonato di calcio. Alla Multinazionale Omya il fermo ha interessato una cinquantina di mezzi.

Ieri mattina alle 6 è stato effettuato un presidio, «ma senza blocco del traffico» assicurano gli autisti, al casello autostradale di Carrara. Con numerosi camion parcheggiati lì per un po’.

Le storie : «Si tira avanti come si può»

«Ho 56 anni – racconta Pietro De Angeli, autotrasportatore di scaglie, di Massa – Da 32 anni ho una ditta con 8 autisti, che hanno famiglie da mantenere e mutui da pagare. Io ho moglie e due figli. Sono iscritto alla Cna, ma ora mi cancello. Il gasolio è andato a quasi 1,80 euro, è un ladrocinio. Ogni due giorni per i tragitti alle cave, devo fare il pieno di 300 litri, fate un po’ i conti. Sono più di 500 euro. E poi ci sono tutti gli altri costi del trasporto. Vorrei tutelare i miei dipendenti, per due ho dovuto sospendere i viaggi per mancanza di lavoro del 5 gennaio. Rischio di chiudere la mia attività».

Stefano Biggi carrarese di 49 anni, anche lui con famiglia, lavora per l’Omya da 5 anni: «O facciamo sciopero, o fra due mesi chiudiamo». Come lui, altri autisti trasportano nelle cisterne la polvere di marmo, oppure i liquidi, “slurry” sempre derivanti dal marmo.

«Carichiamo e consegnamo alle cartiere in Italia, in prevalenza del Nord. Noi non vogliamo vivere da ricchi, ma semplicemente campare e mantenere le nostre famiglie. Ma come si fa: col caro gasolio, l’auomento del costo delle autostrade, le banche che non ti fanno credito se non hai una casa come garanzia. Per andare a Trento faccio 600 chilometri. Un pieno sono circa 200 litri di gasolio che costa più della media europea, che è su 1,20 euro. L’autostrada da Carrara a Trento mi costa 110 euro fra andata e ritorno, poi ci sono Irpef, altre tasse, l’ammortamento del camion. Mettiamoci qualche multa della polizia stradale, che fa il suo dovere. A fine mese siamo alla camera a gas.. O il governo ci viene incontro o entro fine anno l’80% delle nostre ditte chiuderà. Io sono iscritto a Fita Cna, ma penso che aderirò alla Fiap Trasportounito».

Marco Frau, 41 anni, è sardo. Ha moglie e due figli. «Quelli come me, per lavorare devono pagarsi anche il traghetto, un bilico agganciato costa 634 euro di sola andata. Io parto dalla Sardegna, scarico sabbia nel Nord d’Italia. Ricarico laterizi e li porto in Sardegna».

Antonio Flacca, 40 anni: «Io lavoro agganciando rimorchi a Livorno o a Carrara: sono quelli che arrivano via mare con Armamento Sardo a Marina, oppure con la Tirrenia a Livorno. Trasporto merci al Nord e viceversa».

Nel piazzale Omya, si mescolano autisti del settore lapideo, e quelli che fanno il presidio davanti al porto. Ci sono anche autotrasportatori di Brescia, e si lamentano. Uno dice (ma non vuole essere identificato)): «Siamo iscritti alla Fai di Brescia che non fa lo sciopero. La protesta secondo noi è anche giusta, ma ora ci troviamo qua a Carrara, con i camion fermi: non ci fanno ripartire. Vorrei almeno poter tornare a casa perché stare dei giorni qui diventa un disagio».

Anche oggi sarà un’altra giornata di passione, a cominciare dalla situazione del porto, dove il presidio davanti al varco di levante continua.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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