Sicurezza
Sfruttati e poco amati 14mila gli immigrati residenti in provincia
Gli stranieri sono il 6,7% della popolazione totale sotto la media regionale (10%) e nazionale (7,5%)
MASSA. Non è una città per immigrati. Il XXI Rapporto sull’immigrazione nel nostro Paese, realizzato da Caritas e Migrantes attraverso i dati Istat e del Ministero dell’Interno dice che Massa, e con essa l’intera provincia, è in controtendenza rispetto al resto della Toscana. Cioè: gli stranieri aumentano ma meno di quanto avviene nel resto della regione.
I dati. Gli immigrati residenti in provincia (i dati si riferiscono al 2010) sono 13.665, pari al 6,7% della popolazione apuana, contro la media regionale del 10% (e quella italiana del 7,5%) e rappresentano il 3,8 % degli immigrati in regione. Nell’ultimo decennio sono tuttavia raddoppiati, crescendo del 7% nell’ultimo anno (2010/2009): di questi il 52% sono donne. I minori iscritti nelle scuole sono circa 2000.
A differenza della regione dove il tasso di occupazione cresce, a Massa Carrara diminuisce (-0,7%) e le mansioni svolte dagli immigrati riguardano i settori più a rischio; sono poi sottopagati e meno tutelati contrattualmente. Complessivamente quindi l’indice di potenziale di integrazione, che riguarda l’ inserimento socio-professionale, nella provincia apuana è del 42%, contro il 54% regionale.
Altro dato significativo è legato alla mobilità: mentre gli immigrati che arrivano in Toscana per la maggior parte tendono a stanziarvisi e fare famiglia, quelli della provincia tendono poi ad emigrare in altre parti territorio, considerando il nostro come un luogo di passaggio.
Le cause. I dati sono in linea con l’andamento socio-economico del territorio. La mancanza di lavoro e una cultura stereotipata, che vede nell’immigrante solo un criminale, sembrano essere infatti i motivi principali della poca attrattiva della zona apuana e della difficoltà di integrazione da parte dell’immigrante. «La provincia – fa sapere Bruno Lazzoni dei Migrantes di Massa- Carrara – non riesce a rispondere a tutte le richieste di lavoro; per questo si vedono arrivare molti meno stranieri rispetto alle altre province toscane e quelli che arrivano spesso si fanno coinvolgere da attività criminali. In secondo luogo la cultura massese predominante è quello di vedere “l’altro” come essenzialmente diverso da noi e, questo, non aiuta l’integrazione e dissuade l’immigrante dal permanere nel territorio».
«I numeri – spiega il direttore della Caritas Almo Puntoni – ci indicano che le comunità immigrate sono ben inserite e radicate in Italia e che rappresentano un forte fenomeno di aiuto alla crescita del paese.Per far sì che questo succeda anche a Massa- Carrara bisogna iniziare con il considerare l’ immigrato, sempre come “persona” ».
Melania Carnevali
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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