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PANARIELLO

Giorgio parla di Franco «Lui è stato sfortunato»

Giorgio parla di Franco «Lui è stato sfortunato»

MONTIGNOSO «C'è poco da dire: io sono stato fortunato, lui sfortunatissimo». Giorgio Panariello per Vanity Fair fa un’eccezione e infrange il silenzio in cui si era rinchiuso dopo la scomparsa del...

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MONTIGNOSO

«C'è poco da dire: io sono stato fortunato, lui sfortunatissimo». Giorgio Panariello per Vanity Fair fa un’eccezione e infrange il silenzio in cui si era rinchiuso dopo la scomparsa del fratello Franco per una overdose di eroina. Tre cose Panariello ora vuole dire: «Primo, ribadire che la fine di chi inizia a bucarsi, e non smette davvero, è sempre e soltanto questa: la morte. Secondo, denunciare il fatto che nonsi parla più di un problema, quello dell'eroina, che non è mai stato risolto e coinvolge ancora tantissima gente. Terzo, dire che i figli vanno messi al mondo in maniera responsabile, e fin da piccoli seguiti, rassicurati, amati».

Il comico con la rivista ripercorre quei momenti drammatici. «La mattina del 27 dicembre mi sono svegliato, ho acceso ilportatile, e ho visto che alle 8.30 mi aveva cercato Carlo Conti. Aveva saputo di Franco da un'amica poliziotta di Viareggio che, non sapendo come rintracciarmi, aveva avvisato lui. Quando ho saputo, la mia prima reazione è stata di rabbia: Franco, giurandomi che aveva smesso per sempre, mi aveva preso per il culo ancora una volta. Questo ho pensato lì per lì, anche se poi l'autopsia ha confermato che, prima di quella sera, era stato davvero pulito per un lungo periodo. Rabbia, tanta rabbia. Solo dopo è arrivato il dolore. E i ricordi».

La domanda del giornalista di Vanity poi è secca: il primo ricordo che ha di suo fratello? «La prima volta che ci siamo visti, nel 1972. Io avevo dodici anni, lui undici. Fino ad allora non avevo mai saputo della sua esistenza. Quando mia madre mi aveva abbandonato, ero andato a stare dai nonni materni, che in casa avevano altri cinque figli. Quando era nato Franco, invece, i nonni non se l'erano sentita di accoglierlo, e lui era finito in collegio. Solo alla fine delle elementari venne a stare da noi. E io scoprii di avere un fratello. Che ce l'aveva con i nonni, e anche un pò con lei. Franco era incazzato con la vita perchè in istituto, da solo, c'era stato lui, non io».

E ancora: si è mai chiesto che fine avrebbe fatto, se fosse stato al suo posto? «Forse avrei fatto la sua stessa vita, e oggi a parlare con lei ci sarebbe Franco. O forse no, non lo so. C'è poco da dire: io sono stato fortunato, lui sfortunatissimo».

L’artista montignosino è rimasto segnato dal lutto che lo ha colpito alla fine del 2011, al funerale è rimasto immobile davanti alla buca che i necrofori stavano scavando. Poi ha ringraziato un altro amico, che gli ha fatto da fratello: Renato Zero, sempre con lui dopo la morte di Franco. Il cantante romano non lo ha mai lasciato solo.

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