Il Tirreno

Trecento imprese fanno testamento

Trecento imprese fanno testamento

Commercianti e artigiani uniti e sul piede di guerra: consegneranno al prefetto le chiavi delle loro attività

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di Cinzia Carpita

CARRARA

Trecento imprese della provincia hanno chiuso i battenti nell’ultimo anno, e altre trecento e forse più cesseranno la loro attività, in vari settori, entro quest’anno. Sono il bilancio 2011 e le nere previsioni del 2012 di una vera e propria task-force composta da Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato, Confapi, Coldiretti, Legacoop,che scendono in campo per la prima volta tutte assieme per chiedere alla politica, alle istituzioni e alle banche, di aiutare l’economia locale «che non ce la fa più, che sta affondando».Sabato prossimo consegneranno al prefetto una sorta di “documento della disperazione e della rabbia”, e un cesto pieno di chiavi: quelle delle attività produttive in agonia.Lo faranno dopo una mega assemblea, sabato mattina, alla Camera di commercio, mentre all’esterno verranno parcheggiati mezzi meccanici di vari settori.

Le associazioni faranno sentire la voce delle 20.000 piccole e medie aziende apuane che rappresentano, dal commercio all’artigianato. Schierati come al Pentagono, Norberto Ricci presidente di Confcommercio, oltreché dell’ente camerale, Nando Guadagni per Confesercenti, Dino Sodini presidente di Cna, Gianfranco Oligeri e Ezio Bertazzoni rispettivamente segretario e presidente di Confartigianato per la quale c’era anche Attilio papini, Anselmo Ricci (presidente della cooperativa cavatori di Gioia) per la Lega cooperative, Patrizio Gatti presidente della Confapi.

Il manifesto dell’iniziativa elenca una serie di “basta”: «riempire le tasche delle banche con i nostri soldi, con la superficialità della politica, con le nuove tasse alle imprese, con lavoro nero e le aziende non in regola, con gli sprechi e ritardi della burocrazia». I perché della rivolta vengono spiegati mentre davanti al porto si consuma un’altra protesta, con rivendicazioni nazionali: quella degli autostrasportatori venuti da fuori.Questo è un territorio in trincea

Dino Sodini parla di «situzione di estrema pericolosità. Anche quest’anno chiuderanno un sacco di imprese. Le banche del nostro territorio applicano un tasso di interesse più alto del resto della Toscana, se aggiungiamo la stretta creditizia alla crisi generale, ecco un cocktail terrificante. Il problema del credito è quello più sentito dalla imprese. I direttori di filiale non hanno più autonomia. Gli imprenditori vengono chiamati dalle banche appena arrivano a 3mila euro fuori conto». «E per i commercianti la chiamata scatta anche per soli trecento euro» aggiunge Nando Guadagni che evidentemente conosce casi del genere.

Patrizio Gatti conferma il problema con le banche, ma non solo: «Ci sono i ritardi di pagamento da parte degli enti pubblici».Ezio Bertazzoni si aggancia al tema: «Il “buco” finanziario del’Asl: per avere i soldi gli artigiani creditori hanno dovuto pure fare uno sconto del 10%. E che dire del caso Cermec?». Nel calderone ci mette anche il problema dei piani strutturali dei Comuni. «Qua vanno per le lunghe, e ciò incide sul settore edile. E poi c’è il problema della burocrazia negli uffici».

Anselmo Ricci ricorda che c’è una direttiva europea sui tempi di pagamento, che non verrebbero rispettti dagli enti pubblici. E aggiunge: «In questo territorio molte cooperative sociali pagano errori di altri e ora non riescono ad arrivare a fine mese».

Nando Guagagni parla di «superficialità della politica che ricade sul commercio e sull’artigianato».

Poi Norberto Ricci sbotta: «Siamo molto inc.... Lo stato di agitazione continuerà, coinvolgeremo anche altre province. Qui l’edilizia è bloccata, i pagamenti alle imprese da parte di enti pubblici ritardano. Quelli dell’Asl sono arrivati a 600 giorni. Le banche non vogliono fare anticipazioni di crediti. Si sono fatti protocolli che non si traducono in atti pratici. Le aziende ci dicono che non ce la fanno più, perciò chiediamo alla politica una maggiore attenzione. La chiediamo anche al governo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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