Il Tirreno

Area dello scoppio, niente dissequestro

Area dello scoppio, niente dissequestro

Il sopralluogo della Procura a Mulino di Tresana ha dato esito negativo. Giubilaro: occorrono maggiori accertamenti

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di Gianluca Uberti

TRESANA

Nessun dissequestro dell’area devastata dall’esplosione del metanodotto in località Mulino di Barbarasco. La doccia fredda, soprattutto per le cartiere di Gassano e Monzone nel fivizzanese, è arrivata ieri a seguito del sopralluogo del procuratore capo Aldo Giubilaro, che era affiancato dal pubblico ministero Rossella Soffio, dal perito Marco Carcassi della facoltà di ingegneria dell’Università di Pisa, dal comandante provinciale dei vigili del fuoco, Crescenzio Di Censo, e da diversi tecnici di Eni e Snam.

Appena si è sparsa la voce, infatti, il più scuro in volto era il sindaco di Fivizzano, Paolo Grassi, che ha subito contattato l’Italgas a Torino per avere nove carri bombolai in più e così alimentare le due cartiere, scongiurando la cassa integrazione per i circa ottanta dipendenti delle due realtà industriali.

Ora si spera che questi enormi camion, dotati di centinaia di bombole rosse, arrivino nel più breve tempo possibile, andando ad affiancare i novi carri bombolai già in azione e che riforniscono le utenze casalinghe dei cinque Comuni lunigianesi rimasti tagliati fuori dalla rete di distribuzione del gas metano.

Ma per quanto tempo ancora andrà avanti una situazione che non può che portare inquietudine (si pensi ai mega camion carichi di gas in giro per le nostre strade) e un rischio reale per le prospettive di ottanta famiglie? Come era prevedibile, non è in grado di fornire risposte immediate Giubilaro, che affrontiamo a caldo proprio mentre esce dall’area sotto sequestro: «Il proseguimento del sequestro - sottolinea - ci serve per effettuare gli accertamenti del caso, accertamenti che svolgeremo nel più breve tempo possibile, ma che devono essere anche i più completi possibile, affinché non vi sia alcuna lacuna nell’inchiesta. Pertanto, comprendo le esigenze delle due cartiere, ma il caso non è di così semplice risoluzione come può apparire e occorre fare piena luce».

Dopo avere parlato brevemente con Giubilaro, rientrato a Massa poco dopo le ore 14 insieme alla pm Soffio, è la volta del sindaco di Tresana, Oriano Valenti, sempre presente, come è giusto che sia, sul luogo del disastro. Valenti ha auspicato che anche i cittadini danneggiati dalla spaventosa vampata di fuoco facciano fronte con il Comune di Tresana e si costituiscano anch’essi parte civile, annunciando che l’amministrazione comunale si è avvalsa della consulenza nella causa di parte civile dello studio legale Sergio Menchini di Massa.

Il sindaco di Tresana, interpellato in proposito, ha nuovamente accennato alle condizioni dei feriti, precisando che i due operai sono ancora in prognosi riservata: «Addirittura uno dei due non è ancora riuscito a parlare» ha aggiunto Valenti.Parole inquietanti, come è inquietante il paesaggio in località Mulino. Delle case sventrate, degli alberi ridotti a pezzi di carbone, dei sassi scagliati a centinaia di metri di distanza si è già detto, ma vedere da vicino il cratere, con a fianco l’escavatore ridotto a una massa d’acciaio annerita, fa impressione. Il tubo che ha causato il disastro è enorme ed è sospeso nel vuoto, anzi sopra un piccolo specchio d’acqua che si è formato nelle ultime ore, forse alimentato dal vicino ruscello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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