Il Tirreno

Il Comune ha deciso, sarà parte civile: «Vogliamo giustizia»

Il Comune ha deciso, sarà parte civile: «Vogliamo giustizia»

Oriano Valenti è sempre sul luogo del drammatico incidente «C’è ancora preoccupazione per i feriti più gravi»

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di Andrea Bonatti

TRESANA

A tre giorni dal boato tremendo che ha fermato la vita di un paese intero e ha tenuto con il fiato sospeso gli abitanti di Barbarasco, sono ancora giorni di duro lavoro per gli uomini del Comune di Tresana, alle prese con un evento grave e di cui ancora è difficile ricostruire la dinamica esatta, mentre si trattiene il fiato per la sorte dei feriti più gravi sparsi tra gli ospedali di Pisa, Roma e Genova.Tra chi non è rimasto fermo un attimo c'è in primis il sindaco Oriano Valenti. Gli chiediamo innanzitutto com'è la situazione dei feriti.

Le condizioni dei feriti

« In sostanza - risponde Valenti - i casi più gravi rimangono tre: la signora Maria Santini e due degli operai della ditta che stava compiendo i lavori sulla tubatura. Stamattina (ieri per chi legge, ndc)ho invece parlato con i due lavoratori, un brasiliano e un rumeno, che stavano operando nel cantiere edile vicino al luogo dell'incidente – illustra il primo cittadino – che sono stati dimessi e oggi erano qui. Hanno ovviamente dei postumi, in particolare uno ha un braccio fasciato, ma hanno evitato conseguenze peggiori buttandosi in un piccolo ruscello con 50 centimetri di acqua riuscendo così a spegnere le fiamme. Dei tre operai dell'impresa che stava lavorando alla tubatura uno è stato dimesso, si tratta di Penchev Vasil. Gli altri due sono ancora ricoverati: Francesco Panfino di Lamezia Terme che si trovava sull'escavatore al momento dello scoppio ed è a Pisa, mentre l'altro, il giovane Giorgi Dimitrov (22enne, figlio di Vasil, ndc) sembrava in un primo momento non avesse riportato grosse conseguenze e potesse lasciare l'ospedale in tempi brevi, invece abbiamo saputo che i medici hanno preferito trattenerlo e continuano a riservarsi la prognosi. La dottoressa Amadei e la madre Maria Santini sono a Villa Scassi a Genova, la prima sta bene mentre per la signora si spera di evitare un intervento chirurgico. È sotto morfina per il dolore e rimane sotto osservazione in una camera asettica, i parenti comunicano con lei attraverso un microfono».

Se i feriti sono stati numerosi – ma chi ha udito il botto e visto le fiamme parla comunque di “miracolo” se oggi non si piangono vittime – pochi sono stati gli sfollati, perché molte delle case coinvolte erano residenze di campagna frequentate soprattutto nei fine settimana, per godersi la bellezza e la tranquillità del paesaggio.

«Sì, solo una coppia di coniugi (Luciano Ringazzi e Zara Pierini) è rimasta fuori casa, ospitati dalla figlia – conferma Valenti – e domani dovrebbero trasferirsi in un nuovo alloggio messo a disposizione da un amico in cui potranno rimanere per il tempo necessario a farli tornare a casa».

Comune parte civile

Nel frattempo l'inchiesta giudiziaria muove i primi passi ed il sindaco conferma che il Comune di Tresana si costituirà parte civile: «Sì, abbiamo consultato i nostri avvocati ed è un passo che abbiamo deciso di intraprendere questa mattina – dice il sindaco – quando oltretutto ho parlato con il presidente della Regione Toscana e probabilmente, anche se ovviamente non posso parlare a nome della Regione, anche loro ci seguiranno in questa strada perché in effetti ci sono dei danni ingenti che vanno al di là del territorio di Tresana. Allo stesso modo presumibilmente anche gli altri comuni limitrofi coinvolti dall'interruzione dell'erogazione del gas dovrebbero fare altrettanto; parliamo di Aulla, Podenzana, Licciana e Fivizzano». Un primo passo per ottenere i risarcimenti, in attesa che i magistrati ricostruiscano gli attimi del disastro e speghino perché un'operazione di manutenzione che viene compiuta con una certa frequenza si è trasformata in dramma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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