Italia
I profughi baby bloccano il traffico
In strada a Partaccia: ci mancano anche le scarpe. La Cri: hanno ciò che occorre
MASSA
Sono tutti - o quasi tutti - in strada, lungo via delle Pinete. Qualcuno scalzo, qualcuno con le infradito ai piedi. Così giovani da non aver ancora raggiunto la maggiore età. E arrabbiati. Hanno lasciato l’Africa e la guerra sette mesi fa. Profughi, in attesa di certezze e futuro. Puntano il dito contro il centro della Croce rossa che da luglio li accoglie, da loro un tetto, cibo e istruzione. Così, dopo l’annuncio del digiuno e il boicottaggio delle lezioni mattutine, ieri nel primo pomeriggio i ragazzi improvvisano un blocco del traffico. A farsi portavoce del gruppo è Mohammed, 17 anni, originario del Ciad: «Mancano vestiti pesanti e scarpe invernali, mangiamo pasta in bianco quasi tutti i giorni. Non posiamo tagliarci i capelli e abbiamo un solo sapone per lavarci». E l’elenco continua: «Solo tre ore d’aria, difficoltà a chiamare a casa. Impossibile anche vedere la tv, avremmo voluto seguire la Coppa d’Africa, invece nulla».
E il ragazzo, giovane sì, ma deciso, assicura che i problemi sono stati fatti presenti più volte. Ieri la decisione di scendere in strada. Certo, la vita per chi è costretto a lasciare il proprio paese non è facile. I ragazzi sono sbarcati a Lampedusa, in estate, a seguito della rivolta in Libia. 78 minorenni accolti a Partaccia, nel centro della Croce Rossa, 15 di loro hanno compiuto 18 anni e sono stati trasferiti in altri campi, una cinquantina ieri è scesa in strada. Pasquale Marano, direttore regionale della Croce Rossa, assicura che ai ragazzi non manca nulla, «non è assolutamente vero che non hanno scarpe e abiti invernali. E’ facilmente verificabile». Poi spiega che il motivo della protesta è stata proprio la Coppa d’Africa: «Volevano vederla, ma non abbiamo l’attrezzatura. Tra l’altro la richiesta ci è stata fatta soltanto questa mattina e non abbiamo avuto il tempo neanche di capire come poter risolvere il loro disagio».
Certo, Marano riconosce che la situazione dei ragazzi è delicata: «Sono qui da sette mesi e sono scontenti, il centro di Marina rimane un centro provvisorio. Aspettiamo quotidianamente informazioni dal Ministero che deve farci sapere dove trasferire i profughi. La situazione dovrebbe risolversi a metà febbrario». Mezz’ora di traffico in tilt, poi, poco dopo le tre, polizia e carabinieri convincono i ragazzi a rientrare nel campo. A Partaccia arriva anche l’assessore al sociale Gabriella Gabrielli, parla con i profughi. E torna la calma.
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