Attenzione
Tunisino ucciso, il giallo del nome
L’uomo morto nell’inseguimento con la polizia aveva usato un alias, oggi intanto sono attesi i risultati dell’autopsia
di Alessandra Vivoli
SARZANA
Doveva essere la giornata cruciale, quella in cui l’autopsia disposta sul corpo del tunisino ucciso durante il conflitto a fuoco con la polizia la notte di lunedì scorso, avrebbe dovuto dare davvero parecchie risposte. Sul proiettile mortale, e sulla sua traiettoria. Ma bisognerà ancora attendere per chiarire questi punti fondamentali, al centro dell’indagine che, al momento ha portato all’accusa di omicidio volontario nei confronti dei due poliziotti, Francesco Bergamaschi e Alessandro Mainardi, in servizio in quel blocco stradale sull’A12, nei pressi del casello di Sarzana da cui è partito il folle inseguimento all’auto dei corrieri della droga. Finito nel sangue.
Il giallo del nome della vittima. Ieri doveva essere il giorno della chiarezza. Quello, atteso, dell’esito dell’autopsia, passaggio necessario per capire, in base alla traiettoria del proiettile, come è andato lo scontro a fuoco. Ma in realtà è stato un altro giorno segnato dal giallo. Si è scoperto infatti che il giovane ucciso non si chiama Azoz Karim, come si era creduto fino ad ora. In realtà quello è un alias, un identificativo che sarebbe stato utilizzato dal giovane in passato, per precedenti reati commessi in Italia. In sostanza il vero nome dell’uomo ucciso nel conflitto a fuoco, sarebbe Talbi Karim. In un primo momento sarebbe stato identificato con il nome di battesimo del padre, Azoz, appunto, utilizzato da lui come alias in passato.
Una vicenda complessa. Che è esplosa proprio ieri, inProcura, poche ore prima del’autopsia disposta sul cadavere del tunisino.
A fare chiarezza, sventolando una scheda consolare in cui era indicati i dati del morto, e il suo vero nome, è stato un manipolo di parenti del giovane, che avrebbero voluto, in quanto parti offese, assistere all’accertamento tecnico. Ossia avere anche un loro “occhio” a quell’esame autoptico a cui hanno preso parte i periti nominati dai legali dei due poliziotti che, lo ricordiamo sono Marco Valerio Corini e Giovanni Silvestre per Alessandro Mainardi; Alessandro Liberatori e Marco Amatucci per Roberto Bergamaschi.
Proprio il giallo del nome ha creato non poco scompiglio: tanto che l’autopsia è stata ritardata di un paio d’ore: ed è andata avanti fino a notte fonda. Alla fine, però, è stato riconsciuto il nome di Talbi Karim, per la vittima. E, per quel che riguarda le parti offese sono stati accolti solo i congiunti più prossimi, il fratello e il cognato del giovane tunisino, assistiti entrambi dall’avvocato Sara Baldini del foro di Pisa. In realtà anche altri familiari avrebbero voluto costituirsi e lo faranno sicuramente in sede di giudizio quando si aprirà il fronte dei risarcimenti.
Oggi i risultati dell’autopsia. Bisognerà attendere ancora poche ore per conoscere l’esito dell’esame autoptico. Ed è proprio su questo che si aprirà tutta la strategia difensiva dei poliziotti. Adesso è fondamentale, infatti, sapere da che distanza, e da quale traiettoria è partito il colpo mortale., Questo potrebbe spiegare, infatti, a che punto dell’inseguimento sia partito il conflitto a fuoco. Resta da chiarire anche il ruolo di un quarto uomo: per Marco Barbato (difeso dal legale Giancarlo Rossetti della Spezia) , l’autista dell’auto che ha forzato il blocco, e Fazaa Boguerra, non c’era nessun altro in macchina. Su questo si stanno concentrando le indagini, anche con nuovi sopralluoghi.
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