Il Tirreno

«Disastro evitabile con più attenzione»

«Disastro evitabile con più attenzione»

Clamorosa denuncia di Franco Amadei che ha moglie e figlia ricoverate al centro ustionati di Genova

3 MINUTI DI LETTURA





di Cristiano Borghini

TRESANA

L’aria è ancora satura dall’odore provocato dalla combustione: attorno agli scheletri delle case e ai campi bruciati nel rogo si aggirano i tecnici comunali che stanno mettendo insieme la lista dei danni.

I residenti della frazione di Mulino sono tornati nelle loro case e con lo sguardo abbracciano lo spettrale spettacolo: in quei terreni in tanti vi hanno giocato, vissuto, lavorato. Ora non rimangono che carbonizzati ricordi. E c’è chi, avendo moglie e figlia ancora in ospedale, lancia accuse.

Cosimo Genovese stava lavorando nei campi che si trovano sulla parte destra del metanodotto: «Ero arrivato da poco, all’incirca dieci minuti, stavo per iniziare a piantare i piselli, quando a un certo punto ho avvertito un sibilo, poi d’un tratto l’onda d’urto della prima esplosione mi ha scaraventato a sei metri di distanza, altre tre esplosioni le ho avvertite nel giro di 3-4 secondi. Ho cercato di rialzarmi e poi ho iniziato a correre mentre dal cielo piovevano sassi, il calore era terrificante: ho avvertito un dolore alla nuca e subito ho pensato che un sasso mi avesse colpito. Al pronto soccorso, poi, mi hanno diagnosticato una ustione».

Il campo in cui stava seminando Genovese è di Mario Cinquanta: «Ero nel garage, quando ho sentito un boato. Il primo pensiero è andato al trattore su cui era mio genero, pensavo fosse scoppiato, varco la porta del garage e quello che mi trovo di fronte è uno spettacolo da far ghiacciare il sangue: fiamme altissime, un calore insopportabile. Mi sono reso subito conto che era scoppiato il gasdotto, mi sono recato sul posto per cercare Cosimo: quando ho visto che non c’era mi sono preoccupato, poi ho saputo che l’avevano trasportato la pronto soccorso e mi sono rassicurato».

Al momento dell’eplosione anche altri erano allavoro nei campi, Sergio Toni stava concimando le sue viti, una vita passata a proteggere l’incolumità dei cittadini, prima da caporeparto nei vigili del fuoco e poi come vigile urbano: «Abbiamo un sibilo fortissimo, poi quattro esplosioni nel giro di pochi secondi. Lo spostamento d’aria ci ha fatto volare, mi ha preso alle spalle e sono caduto sul terreno, volevo tornare indietro per recuperare il trattore ma sono stato trascinato via da mia moglie. Abbiamo iniziato a correre, io mi volevo proteggere il capo col cappuccio e mentre compievo il gesto un sasso mi ha colpito sulla mano. Sono ancora molto scosso, siamo stati molto fortunati, le ferite riportate sono nulla in confronto a quello che poteva accadere. I lavori sembravano terminati visto che stavano coprendo la zona».

Drammatica è anche la testimonianza di Franco Amadei la cui figlia, Monica e la moglie, Maria Santini, sono ricoverate a Genova al centro grandi ustionati: «Se penso a quello che è successo e provo a raccontarlo mi viene da piangere, sembra un territorio lunare, ogni cosa è stata bruciata. Mia moglie e mia figlia sono state investite dal fuoco mentre tentavano di fuggire verso i campi, se fossero rimaste in casa non sarebbe successo. Sentivo il calore che mi bruciava, intenso, poi i sassi che piovevano. Questa catastrofe si poteva evitare, bastava solo più attenzione durante i lavori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Tasse, Tari, Imu e multe: da oggi parte la rottamazione degli arretrati – Come fare domanda subito

di Redazione web