Proteste
Vendesi Evam, si cercano compratori
La società rimette a posto il bilancio, ma finisce sul mercato. Il sindaco: così prevedono la legge e il decreto Monti
di Chiara Sillicani
MASSA
Quando era un vero carrozzone al Comune toccava sobarcarsene il peso: deficit di bilancio e continue iniezione di capitale. Adesso che Evam sta imparando a camminare sulle sue gambe e il bilancio lo ha messo finalmente in pari, a Palazzo civico tocca, invece, venderla. Ebbene sì e non c’é via d’uscita. Parola del sindaco Roberto Pucci. La legge 244 del 2007 (Finanziaria 2008) parla chiaro: le amministrazioni non possono «assumere o mantenere partecipazioni in società aventi ad oggetto attività di produzione di beni e servizi non necessari al perseguimento di finalità istituzionali». E, come se non bastasse, a confermare l’obbligo della dismissione, arriva anche il decreto Monti sulle liberalizzazioni. Tradotto: il Comune deve rinunciare ad Evam di cui detiene il 95% del capitale sociale (il restante 5% è nelle mani di Humana).
Il sindaco non lascia adito a dubbi: «Non posso certo affermare che Evam ha fini istituzionali , quindi deve essere venduta». Del resto in gioco c’é anche l’asset economico del Comune perché - e il sindaco lo sottolinea a chiare lettere - il decreto Monti, nel caso le dismissioni obbligatorie non scattino, prevede “sanzioni” . Il rischio per il Comune è sforare il patto di stabilità e perdere il riconoscimento di virtuoso. Dunque - sintetizza Pucci - «non c’è via d’uscita alla vendita». Ma - questo il messaggio del primo cittadino - se dobbiamo vendere, facciamolo con raziocinio. Un risultato - fa intuire - lo abbiamo già portato a casa: «Il bilancio è risanato, possiamo, quindi, pensare ad una vendita e non rischiare, invece, una svendita». Insomma, la società sarà valutata - sulle modalità si esprimerà la giunta - e finirà sul mercato e il fatto che adesso goda di buona salute permetterà di puntare ad una scelta più ampia degli acquirenti.
Perchè se Pucci ribadisce che «la vendita è inevitabile», alla cessione di Evam vuole arrivare attraverso un percorso meditato. Che abbia come tappa obbligata una società pubblico-privata: «In una prima fase metteremo sul mercato soltanto una parte del capitale e valuteremo i possibili acquirenti». Sempre che ve ne siano perché nel 2008, quando per Evam fu promossa un’asta pubblica, nessuno si fece avanti. «Per un periodo - questa l’intenzione di Pucci - manterremo la maggioranza per capire le reali intenzioni di chi subentra nella proprietà: «Quello della acque minerali è un mercato complesso, dobbiamo evitare che qualcuno acquisti con l’interesse di chiudere, per eliminare ogni possibile concorrenza». Insomma, Evam si vende, ma solo dopo aver - come si dice - tastato il terreno. In gioco non ci sono solo una risorsa del territorio e della collettività, ma 19 posti di lavoro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
