Sicurezza
«Mia madre mi urlava: vai devi salvarti almeno te»
Dall’ospedale genovese il drammatico racconto di Monica Amadei, ricoverata al pari della genitrice (in condizioni più gravi): «Così sono riuscita a trascinarla»
Ha avuto la forza di raccogliere sua madre da terra e portarla in salvo, mentre tutto intorno era il caos e una lingua di fuoco alta diverse decine di metri spuntava sopra il tetto della propria casa.
Prima ancora di avere paura, prima che la coscienza riprendesse il sopravvento e la portata della tragedia diventasse chiara e terrificante, Monica Amadei aveva già salvato la vita alla madre 67enne Maria Santini. «Mi diceva “lasciami, lasciami qua... salvati almeno tu!” - racconta la donna con un filo di voce – dopo essersi accasciata nei campi fuori dalla casa da cui eravamo appena scappate. E io a quel punto ho visto il suo maglione bruciacchiato ed una ciocca di capelli che veniva via e l'ho trascinata con me, con una forza che non credevo di avere. Non avrei mai potuto lasciarla lì. Soffro di lombosciatalgia e normalmente uno sforzo del genere per me sarebbe impensabile».
Parla dal reparto grandi ustionati dell'ospedale genovese di Villa Scassi Monica Amadei, 42enne psicologa spezzina, ad un passo dalla madre che si trova in terapia intensiva.
La guarda attraverso un vetro mentre viene alimentata con un sondino, con ustioni su tutto il corpo: testa, schiena, braccia, talloni e glutei.
Non è in pericolo di vita
La signora non è in pericolo di vita grazie alla figlia e al marito che l'ha portata prima al poliambulatorio di Aulla, risalendo la corrente delle ambulanze che sfrecciavano verso Barbarasco, e poi a Pontremoli perché il pronto soccorso della città di San Caprasio era svuotato dei medici, tutti accorsi sul luogo dell'esplosione.
«Ricordo quel boato terribile – dice la dottoressa Maria Amadei – e i vetri che tremavano e le vibrazioni sul pavimento e sui muri. Ci siamo immediatamente spostate sul terrazzo e allora ho “visto” il calore, proprio così, era visibile e le fiamme che si innalzavano alle spalle della casa e il vigneto che bruciava mentre correvamo via. È stato allora che mia madre si è accasciata ed io l'ho trascinata via».
A quel punto incontrano il padre che accorre verso la casa, caricano la donna in macchina e partono verso Aulla, e poi a Pontremoli dove le somministrano le prime cure.
Da lì al Sant'Andrea della Spezia e poi a Genova con l'elicottero, ma Monica Amadei non lo sapeva ancora perché era tornata verso la casa.
«Volevo vedere se era ancora in piedi o meno – continua Monica Amadei – e proprio lì di fronte ho incontrato mio zio: ci siamo abbracciati e sono scoppiata a piangere. Le fiamme erano spente, la casa ha le finestre rotte e le tegole del tetto sono cotte dal calore. A quel punto mi sono resa conto che avevo la pelle delle braccia e della fronte che si staccava».
Anche lei viene portata a Villa Scassi dove scopre che si trova anche sua madre.
Il sollievo di saperla in salvo
«È un sollievo poterla vegliare anche se da oltre un vetro – dice ancora Maria Amadei – io ho ustioni di secondo grado che guariranno, ma lei ne avrà per più tempo. Mio padre è tornato a casa e appena mi dimetteranno voglio tornare anch'io sul luogo, per vedere cosa dobbiamo fare per rimetterla in sesto: farò avanti e indietro fra la Lunigiana e Genova per un po' di tempo. È un miracolo – conclude – se siamo ancora qua».
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