Trasporti
Cave verso le concessioni ventennali
Comune e commissione marmo preparano la svolta: ritocchi anche all’aliquota per la determinazione del canone
di Cinzia Carpita
CARRARA
Concessioni delle cave: l’idea del Comune è di farle durare 20 anni anziché 29, con rinnovo non automatico; e aleggia in commissione marmo una proposta politica di far salire l’aliquota massima dei canoni, dall’attuale 8% (quella applicata è attorno al 4-5%) a un tetto del 10 per cento (ma restando un po’ più bassi, pur ampliando il raggio di manovra).
Solo ipotesi per ora, ma di concreto ci sono le linee guida del nuovo Regolamento degli agri marmiferi: modifiche che il direttore generale del Comune Marco Tonelli ha illustrato ieri alla commissiona marmo presieduta da Nicola Marchetti, il quale avvierà un’analisi interna alla commissione, poi confronti con le categoria imprenditoriali e nel giro di due o tre settimane vorrebbe poter portare le conclusioni in consiglio comunale.
Le modifiche a maggiore impatto sulle aziende
Tre saranno le categorie del cambiamento del Regolamento delle cave: alcune legate al quadro normativo che è andato consolidandosi, altre solo di natura “letteraria”, cioè aggiustamenti di parole e punteggiatura, e altre invece incideranno di più nel rapporto tra Comune e mondo delle cave.
Cominciamo da queste: nelle prossime settimane verrà deciso come modificare la durata delle concessioni che secondo l’art. 9 dell’attuale Regolamento durano 29 anni e sono rinnovabili automaticamente. Pesa su questo articolo la sentenza del Consiglio di Stato, per cui le concessioni non possono essere tacitamente rinnovabili. Ma quanto dureranno? Solo al termine della riunione della commissione Tonelli ha accennato all’orientamento dell’amministrazione, cioè di uniformare le concessioni alla durata dei piani di coltivazione prevista dalla Legge regionale 78/98, cioè fino a venti anni.
L’argomento sarà oggetto di discussione in commissione e negli incontri di questa con le categorie.
L’altro punto caldo è l’art. 10 del Regolamento: l’aliquota per la determinazione del canone comunale. Oggi sul valore medio di mercato della produzione l’aliquota arriva a un massimo dell’8%. Ci saranno ritocchi e, a quanto si capisce, al rialzo.
Le due modifiche saranno probabilmente quelle su cui gli industriali del marmo solleveranno le maggiori obiezioni, perché vanno a toccare direttamente le loro tasche.
Le modifiche tecniche
Tonelli ha ricordato che il Regolamento degli agri fu approvato nel 1994, ma a seguito di nuove normative venne riapprovato in consiglio nel 1999, e il resto è storia. Tredici anni di esperienza, di bisticci con gli imprenditori, di concertazioni. «Abbiamo capito che occorreva precisare meglio alcuni punti. Fra questi l’art. 1. Chiariremo che le concessioni riguarderanno i blocchi escavati e relativi detriti. Ciò non significa che saranno rilasciate per i sassi, ma che i blocchi comportano anche il sottoprodotto». Una sottolineatura per evitare contenziosi e interpretazioni tecnico giuridiche contrastanti.
L’art. 15 che riguarda le concessioni a società (e non a singoli soggetti) sarà riscritto: ci sono stati problemi in alcuni casi sul socio esperto, perché non è intervenuto l’accordo fra società per nominarlo, per cui al Comune è mancato un punto di riferimento anche nel rilascio delle concessioni.
Altra precisazione: «Non è che le ditte delle cave sono senza concessione - dice Tonelli - Ci sono le concessioni vecchie (secondo l’art. 13 del regolamento, finché non saranno rilasciate concessioni nuove valgono quelle delle norme estensi), e le uniche assegnate dal 1999 con l’attuale regolamento sono 3 (su 80 cave), e per 29 anni. Dovendo modificare il Regolamento, anche queste tre verranno adattate alla nuova durata. Per le altre 77, una trentina sono state esaminate dagli uffici. Ma per ora non rilasciamo altre concessioni (per singole cave e non più per mappali) finché non ci sarà il nuovo Regolamento».
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