Il Tirreno

Scuole chiuse, manca il gas

Imponente la macchina dei soccorsi nella martoriata frazione di Mulino di Tresana

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di Fabrizio Palagi

TRESANA

«Un disastro così l’ho visto solo durante la guerra, quando bombardarono Aulla e le zone circostanti». Allarga le braccia e gli occhi gli si bagnano. Guarda attorno e poi si allontana con il passo di chi ha trascorso tante primavere.

È un anziano di una frazione vicina a Mulino che, attirato dal fragore dell’esplosione, ha percorso a piedi la ripida stradina asfaltata che scende della via comunale per il centro storico di Tresana. È uno dei tanti che si assiepano accanto al nastro biancorosso che delimita la zona off-limits oltre la quale si intravvede il paesaggio martoriato, prima dall’esplosione e poi dal fuoco distruttore.

Sono circa le 15,30 e da oltre un’ora la macchina dei soccorsi si è messa in moto per raggiungere quello sperduto pugno di case tra le colline oltre le quali c’è Barbarasco, il capoluogo tresanese da cui, peraltro come nel resto del circondario, hanno udito lo scoppio causato dalla fuoriuscita del gas metano.

Imponente lo schieramento di uomini, mezzi e materiali messo in campo dalla Protezione civile, dalle forze dell’ordine di ogni tipo e grado, dalla sanità, dai vigili del fuoco, accorsi in gran numero per prima fronteggiare e poi circoscrivere l’incendio di vaste proporzioni che si è scatenato, avvolgendo persone, case, camion, auto e vegetazione.

Un paesaggio brullo, senza più un filo d’era, circonda infatti l’area attorno alla grande buca nelle cui viscere scorre una grossa tubatura per il gas.

Una donna girovaga lì attorno, incurante delle raccomandazioni di alcuni pompieri impegnati nello spegnimento di un grande fienile e di quella che, fino a pochi minuti prima era una bella villetta.

«Hanno scavato davvero tanto per fare quella buca» dice quasi a se stessa, indicando il terreno smosso e senza più erba. Un uomo, lì nei pressi, le dice: «Ma no, non hanno scavato. È l’effetto del fuoco che si è mangiato tutto».

Lei pare non capire e dice «Poveretti».

È una delle tante immagini che hanno accompagnato l’opera dei soccorritori nello scenario lunare di Mulino di Tresana: cinque case, sparpagliate attorno al cantiere dove stavano lavorando i cinque tecnici della Snam. Sull’orlo della buca c’è lo scheletro annerito di una ruspa il cui motore è stato scagliato metri più in là dall’esplosione. Più distanti, due camio della ditta che, da tempo, stava lavorando attorno al metanodotto.

«Sono qui da settembre - dice il sindaco Oriano Valenti - e da poco avevano ripreso i lavori interrotti a causa dell’alluvione di ottobre. Era destino che non finissero quello che avevano iniziato».

Arrivano altre forze dell’ordine e si intensifica il traffico degli elicotteri che si posano su una superficie pianeggiante che, in breve, diventa una sorta di campo d’atterraggio. Quelli del soccorso sanitario hanno già fatto la loro apparizione per recuperare i feriti più gravi e quindi trasportarli negli ospedali per grandi ustionati, lasciando poi il campo alle ambulanze che, giunte da ogni dove, fanno la spola per prestare aiuto.

Ci sono tantissimi componenti delle associazioni di volontariato nelle loro tute multicolori e con bande fosforescenti: difficile nominarle tutte senza il timore di dimenticarne qualcuna. Il loro lavoro è essenziale, a qualunque livello.

La comandante della polizia locale della Lunigiana, Sara Tedeschi, coordina i suoi uomini: accanto a lei c’è Cesare Leri, sindaco di Comano, ma qui in veste di presidente della Unione dei Comuni. La comandante Tedeschi è in contatto telefonico con la Snam per avere notizie sul ripristino dell’erogazione del gas, mentre Leri si preoccupa di organizzare un summit con i sindaci dei Comuni interessati dal black-out del gas.

Viene deciso di farlo nella vicina Terrarossa, al castello Malaspina, sede appunto della polizia unica della Lunigiana: ci sarà da decidere in che modo avvisare la cittadinanza, senza destare allarmismi, del fatto che, precauzionalmente, l’erogazione del gas sarà interrotta.Ci sarà poi da decidere che fare con le scuole dato che i ragazzi saranno costretti a fare lezione al gelo. Ma per questo si fa presto: tutti concordi.e subito: scuole chiuse fintanto che non sarà riattivato il gas.

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