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Pompe funebri nel mirino Il pm: rapporti da chiarire

Pompe funebri nel mirino Il pm: rapporti da chiarire

Manotti: «Perché sceglievano il forno di Massa senza avvisare i familiari?» Un nuovo filone di inchiesta che riguarda soprattutto ditte emiliane e lombarde

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MASSA

Sta per aprirsi un nuovo filone dell’inchiesta sulle cremazioni fantasma. Lo si è capito ascoltando le domande che ieri mattina il pubblico ministero Federico Manotti ha rivolto ai parenti dei defunti che risultavano cremati ma che invece sono stati trovati in uno scantinato del cimitero del Mirteto ammassati uno sull’altro. Il filone riguarda le agenzie di pompe funebri, soprattutto quelle emiliale e quelle lombarde: a insospettire il sostituto procuratore sono stati i racconti dei parenti. Tutti identici: hanno contattato un’agenzia di pompe funebri del loro Comune di residenza e hanno affidato l’incarico per la cremazione dei resti o della salma del proprio congiunto. Nessuno di loro sapeva che il caro estinto sarebbe stato trasportato a Massa. Perché a Massa? C’erano altri impianti nelle vicinanze che non sono stati presi in considerazione. Quale era il canale preferenziale tra le agenzie di pompe funebri e la Euroservizi? E soprattutto perché era nato questo canale preferenziale? Vista la condotta della ditta apuana il sospetto degli inquirenti è che in questi rapporti ci sia ben di più di un rapporto di fiducia. Oppure di convenienza economica. Per ora questa è un’ipotesi investigativa che riguarda esclusivamente le agenzie di pompe funebri non apuane, anche perché quelle locali ovviamente si servivano del forno del Mirteto.

Ieri i parenti che sono stati chiamati a testimoniare hanno fornito elementi utili sia al processo e sia a eventuali nuovi filoni. È stata la giornata anche delle due donne che hanno dato vita all’associazione per la tutela dei defunti, una è presidente e l’altra vice. Natalina Menchelli e Genevieve Marotel hanno raccontato la loro storia. Come si sono conosciute e perché hanno deciso di dare vita a questo movimento. Hanno elencato i motivi che le hanno spinte a coistituirsi parti civili (una di loro per esempio è convinta che nell’urna che le hanno consegnato ci sia effettivamente il marito, ma lamenta lo stress subito) e le traversie incontrate per raccogliere la documentazione relativa alle cremazioni. L’incontro con l’ex funzionario di polizia mortuaria Renzo Fialdini e poi le riunioni che hanno dato vita all’associazione. «È stato davvero difficile combattere con queste persone, ma alla fine abbiamo ottenuto il nostro scopo»(d.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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