Il Tirreno

«Fiamme alte 50 metri sembrava una guerra»

Il racconto drammatico di chi ha assistito allo scoppio all’ora di pranzo: Un colpo ci ha fatto sobbalzare, sotto ai piedi c’era un calore mai sentito

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di Cristiano Borghini

TRESANA

«Mi sembra di essere in guerra». Lo dice forse pensando ad alta voce una signora anziana , mentre si si affretta per entrare in casa. Prenderà solo le cose necessarie per passare la notte, poggia lo sguardo sui campi fino a ieri pieni di filari di viti, poi entra con passo mesto.

A Mulino di Barbarasco l’aria è tersa, acre. Un lieve manto di caliggine e fumo pare incorniciare il luogo, avvolgerlo completamente, quasi per nascondere quello che è avvenuto; il terreno arso dal fuoco che in attimo ha divampato, con fiamme visibili sino alla vicina Aulla. E' accaduto tutto in un attimo, intorno alle 14, quando tutti sono a tavola per il pranzo. Le fiamme hanno spazzato via quello che si parava sulla loro strada, tutto. Oltre dieci i feriti, tra residenti e operai che stavano svolgendo la manutenzione del condotto, a quanto pare per sistemare alcune valvole. Particolarmente preoccupanti sono le condizioni in cui versano Monica Amadei e la madre, Maria Santini, classe 1945, investite dal mare di fiamme, abitavano in una delle case in prossimità del gasdotto esploso. Le loro condizioni sono gravi, sono state trasportate nei reparti gravi ustionati di Genova. L'incredulità è tangibile, perchè un incidente di tali proporzioni avrebbe potuto assumere il contorno molto più marcato del dramma. Le case intorno all'epicentro del “tornado di fuoco”, come alcuni descrivono l'evento, fortunatamente erano vuote. Una famiglia, quella di Luciano Ringazzi e la moglie Zara Perini non era in casa. Avevano deciso di festeggiare il positivo risultato di una visita medica restando a mangiare in un ristorante a Carrara. A questa decisione devono la vita. Quando sono tornati a Barbaresco della loro casa hanno trovato solo alcune mura ancora fumanti. L'esplosione del metanodotto, l'aveva completamente distrutta. Increduli, Luciano e Zara, sono subito stati assistiti dal sindaco Oriano Valenti e dagli altri abitanti della piccola frazione, e poi anche dall'Unità di crisi della protezione civile della Provincia che aveva già allestito la sala operativa in una delle abitazioni non danneggiate dall'esplosione.

In tutti i volti, qui a Mulino, l’angoscia è palpabile.

Quegli attimi seguenti lo scoppio sono stati terribili per chi li ha vissuti, quando ne parlano la voce si fa fioca, timorosa quasi di portare nuovamente alla luce quello che è avvenuto.

«Eravamo a tavola - ci racconta un testimone - eravamo in procinto di finire di pranzare, tutto pareva tranquillo, poi d'un tratto un rumore fortissimo ci ha fatto letteralmente sobbalzare dalla sedia. Ho immediatamente radunato la mia famiglia e insieme ai nostri vicini siamo scappati più lontano possibile. Una volta che sono arrivato a distanza di sicurezza mi sono voltato, e l'immagine che ho visto non mi si toglierà mai più dalla testa, fiamme altissime, almeno 40 o 50 metri, che salivano verso l'alto e bruciavano tutto ciò che intralciava il loro cammino».

Un inferno. Così ne parla chi ha visto lo scoppio.

«E poi il calore, forte come non l'avevo mai sentito, la terra sotto i miei piedi ha tremato senza sosta per tre o quattro minuti, solo dopo che il fumo si è dissipato ho visto la desolazione creata - raccontano con la voce rotta - Da oltre tre mesi erano presenti squadre di operai che stavano lavorando alla sostituzione delle valvole. Solo che il sito era in manutenzione da troppo tempo, quasi cento giorni, non sono pochi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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