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Due anziane inferme: non pagheremo l’Asl

Due anziane inferme: non pagheremo l’Asl

Maxi tegola sugli utenti del servizio domiciliare sanitario, ed è protesta «La procedura è ingiusta, ci chiedono anche gli arretrati da agosto»

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di Alessandra Vivoli

CARRARA

Un conto salato, di 372 euro, e solo per il mese di novembre, per l’assistenza a domicilio, di un’ora alla madre paralizzata di 88 anni.

Un’ altra cartella, di 225,60 euro invece è arrivata, per lo stesso motivo, alla suocera, di 102 anni, anche lei non autosufficiente. Una vera e propria doccia fredda con cui ha dovuto fare i conti una coppia di Marina, , Fernando Squassoni e la moglie Maria Rosaria Giuliani, nel giro di pochi giorni, questa stessa settimana. L’ultima cartella di pagamento, per la suocera ultra centenaria è arrivata proprio ieri.

E l’Asl chiederà anche gli arretrati, a partire da agosto, per l’assistenza ogni mattina (tranne i giorni festivi) alle due anziane, svolta, per l’azienda, da parte di un operatore socio sanitario delle cooperative che affianca la badante dalle 9 alle 10. E che adesso, con la “compartecipazione al costo delle prestazioni del servizio Oss” dell’Asl (deliberata dalla giunta regionale prima, l’11 maggior 2009, e dalla conferenza zonale dei sindaci il 26 ottobre 2010) dovranno pagarsi le due anziane. O meglio le loro famiglie. In base ai “livelli di reddito” si legge nella nota dell’Asl che annunciava il balzello legato alla compartecipazione dell’assistenza a domicilio. Per la 88enne madre di Fernando, Adriana Fusani, si tratta di 14,84 euro l’ora. Si scende a 9,73 per quel che riguarda la suocera di Squassoni, la signora Giustina Duranti, ultracentenaria. Una cifra pesante per una famiglia che già deve fare i conti con i costi necessari per accudire due persona completamente inferme. E così Fernando Squassoni, esasperato, ha deciso di dare battaglia all’Asl: per prima cosa non ha intenzione di pagare un euro. Lo stesso vale per la moglie. E, in secondo luogo, i due coniugi si sono già rivolti a un avvocato per presentare un ricorso in autotutela in cui rivendicheranno l’irregolarità della pratica dell’azienda. «Perché - si sfoga Squassoni - l’Asl non può cominciare a risparmiare sulla pelle di persone malate, inferme, e su famiglie che già devono sopportare costi, non solo a livello economico ma anche umano».E’ esasperato il signor Fernando. La madre, una postina in pensione di 88 anni «buona parte trascorsi con la sacca delle lettere a tracolla, in bicicletta» dice il figlio, è seduta in poltrona, completamente inferma a seguito di una paralisi sopra nucleare progressiva. Ha cominciato ad accusare i primi disturbi quando aveva 82 anni, il declino è stato veloce. Adesso per accudirla ha bisogno di una badante, fissa, e, da un paio d’anni il figlio si era avvalso anche dell’assistenza a domicilio, per avere, per un’ora al mattino, il sostegno di un operatore socio sanitario (nel caso specifico della cooperativa Di Vittorio) per dare una mano a volgere correttamente l’igiene personale della donna. La badante, da sola, non riesce più a sollevarla. L’assistenza a domicilio dell’Asl era cominciata due anni fa. Nel gennaio scorso il primo problema: all’improvviso quel servizio era stato sospeso, da un giorno all’altro, dall’azienda sanitaria. Il signor Squassoni aveva protestato, anche dalle pagine del nostro giornale. E tutto era tornato come prima. Fino al 14 ottobre scorso quando proprio la 88enne, riceve a casa una lettera in cui l’Asl informa della compartecipazione al costo del servizio di operatore socio sanitario. E, pochi giorni la stessa missiva arriva anche alla suocera centenaria. Squassoni e la moglie si fanno sentire, reclamano per fax e per email, non solo di persona, con l’Asl.

«E per tutta risposta - dice Squassoni - abbiamo avuto, proprio questa settimana, i due bollettini, con cui l’azienda ci chiede il pagamento del mese di novembre, tanto per cominciare. Non possiamo pagare quello che ci chiedono, anche per il passato. Non è giusto pensare di risparmiare togliendo questi servizi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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