Il Tirreno

Ovidio Bompressi: «Felice per Adriano»

Ovidio Bompressi: «Felice per Adriano»

Anni di piombo, l’amico saluta il fine pena di Sofri e dice: ora potremo rivederci

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA

«La notizia mi riempie di gioia. L’aspettavo da molti anni». Sono queste le prime parole di Ovidio Bompressi, alla notizia della scarcerazione di Adriano Sofri, l’ex leader di Lotta Continua tornato ad essere un uomo libero per fine della pena (dopo 22 anni).

Dopo un lungo iter giudiziario, Sofri e Giorgio Pietrostefani (quest’ultimo ancora latitante in Francia) furono condannati come mandanti dell’omicidio Calabresi, mentre Ovidio Bompressi come l’esecutore materiale. Il pentito Leonardo Marino venne invece condannato a undici anni di carcere e la pena fu prescritta.

«Adesso potremo vederci più spesso - continua Bompressi- e senza troppi impedimenti. È vero ci siamo sentiti molte volte in questi anni. Ma sarà diverso». «Adriano per prima cosa è andato sull’Isola del Giglio per seguire il naufragio della Costa Concordia- continua Bompressi-; ho subito voluto leggere il suo racconto. L’ho trovato a tratti commovente. Molto bello». «Io sto bene, non ho molto da dire su di me» ha concluso.

«Con Ovidio Bompressi ci siamo sentiti per telefono: sapeva già della liberazione di Adriano Sofri. Era contento perchè il suo vecchio amico è finalmente in vera libertà. Si è chiusa questa parte della storia, ovvero la detenzione». Lo dice all’Adnkronos Ezio Menzione, storico legale di Ovidio Bompressi.

«I conti fatti dal Tribunale di sorveglianza sono esatti -sottolinea il legale- ben venga dunque questa liberazione di una persona che ha sempre dimostrato di essere collaborativa nei confronti della giustizia e che negli ultimi anni ha avuto motivi personali e di salute che avrebbero dovuto suggerire indulgenza e clemenza».

«Ci si poteva aspettare la grazia dal presidente della Repubblica -aggiunge Menzione- ma così non è stato. Sofri ha avuto i domiciliari per motivi di salute e oggi è arrivato il fine pena. È la fine di un dramma». La vicenda «lascia esiti esistenziali molto duri ma, almeno per quanto riguarda la detenzione, questa storia è alle spalle. Rimangono le ferite che questa vicenda ha procurato a tutte le parti, anche alla famiglia Calabresi».

Le vicende umane e politiche di Sofri e Bombressi sono state a lungo intrecciate. E a loro volta intrecciate a Massa dove i due fondarono il movimento “Il potere operaio” (da non confondersi con Potere operaio) e dove – secondo le accuse del pentito Leonardo Marino – i due progettarono l’omicidio Calabresi.

Per Bompressi sono state avanzate tra il 2000 e il 2006 ripetute domande di grazia, per gravi motivi di salute. Ostacolate prima dalla brevità della pena scontata da Ovidio, poi dall’opposizione dell’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli (che rifiutò di controfirmare il provvedimento). La grazia gli è stata infine concessa il 31 maggio 2006 dal presidente Giorgio Napolitano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Tasse, Tari, Imu e multe: da oggi parte la rottamazione degli arretrati – Come fare domanda subito

di Redazione web